Il Tirreno

Versilia

Tutti contro il palio "infinito"

Simone Tonini
<b>LUCERTOLA.</b> La scenografia
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LUCERTOLA. La scenografia

La contrade: troppe sette partenze. E nel mirino finisce lo starter

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 QUERCETA. Nonostante le 56 edizioni, una cosa è chiara: ancora non è stato trovato un sistema efficiente per far partire i micci. L'edizione del Palio 2011 ha messo tutti d'accordo su questo aspetto: troppe sette partenze, troppa confusione che ha generato malcontenti e attese eccessive per arrivare alla corsa.  La strada intrapresa è stata quella dei cronometristi ufficiali, ma non è bastata. È evidente, quindi, che la Pro Loco, di concerto con gli enti competenti debba trovare un rimedio definitivo per garantire una partenza corretta senza dovere incorrere in troppo inconvenienti. Altra nota dolente: l'eccessiva attesa per arrivare alla corsa, quasi un'ora. Il motivo sono state le verifiche alcometriche sui fantini: forse potevano essere anticipate e svolte durante le esibizioni delle contrade. In tanti si sono lamentati, anche con cori dagli spalti, e del dopogara i maldipancia sono stati davvero forti come non accadeva da anni. Il Palio è durato troppo, dalle 14 alle 20 migliaia di persone tra spettatori e figuranti sono stati al Buon Riposo: è vero che è la competizione più amata, ma indossare pesanti abiti per tutte quelle ore non è il massimo, specie per i bambini.  Ma l'edizione 2011 passerà alla storia per un record: le sette partenze della corsa dei micci. Infuriati, forse più di tutti, quelli del Leon d'Oro. «Lo starter ha dato una falsa partenza quando invece la corsa era partita validamente - dice il presidente Giuseppe Menchini -. Non è possibile fare ricorso ma una cosa va detta: è inutile pagare dei professionisti se poi il risultato è questo. L'errore è stato amesso ma a noi è costato un anno di lavoro e di fatica, non si può gettare tutto al vento in questo modo. Magari non avremmo vinto, chissà, di sicuro eravamo in testa e la partenza era buona».  Lo starter, infatti, ha sparato un secondo colpo nonostante, in quel caso, la gara fosse iniziata con regolarità. Menchini avanza con decisione una proposta. «Servono le gabbie per far partire i micci. È l'unica soluzione. Lo sostengo da tanti anni e qualche tempo fa, assieme agli altri presidenti e alla ProLoco andammo anche all'ippodromo di San Rossore per studiarne la fattibilità, ma poi non se ne fece niente. Invece adesso è sotto gli occhi di tutti che se ci fossero state le gabbie, non avremmo avuto sette partenze. Con quel sistema saremmo stati tutti nelle stesse condizioni, a quel punto vinca il migliore, evitando sbagli che costano una stagione». La sensazione è che l'idea di Menchini sia condivisa anche da altri ma probabilmente risulti di difficile attuazione. Una cosa è certa: i contradaioli, in genere, sono stanchi di questi problemi che rischiano davvero di compromettere mesi di fatica, allenamenti, sudore, oltre all'impegno economico per il miccio e il fantino. Toccherà alla Pro Loco porre rimedio.  

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