Attenzione
La piazza donore va alla Madonnina. Sono serviti sette tentativi per dare il via alla corsa
Quercia da Oscar con Marlon Brando
Alessandro Bartolini
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BRACCIA AL CIELO. Mario Menconi esulta allarrivo La contrada bianconera torna alla vittoria dopo 14 anni
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QUERCETA. E alla fine il prato del Buon Riposo si tinge di bianconero. La Quercia, dopo quattordici lunghissimi anni, torna a vincere nella 56a edizione del Palio dei Miccidi Querceta. Quella vinta da Mario Menconi in sella al suo Marlon Brando è stata una gara al cardiopalma. È vero, infatti, che il fantino sardo è rimasto in testa per tutti e i sei infiniti giri, rimanendo in testa fino al taglio del traguardo: ma le emozioni ci sono state, eccome. Soprattutto - come avviene spesso nella disfida del Buon Riposo - prima che i micci comincino a correre. Non è certo stata una gara semplice, quella di questo palio numero 56: la tensione fra i fantini era palbabile fin dal momento della partenza - ben sette sono state annullate - ma già dall'entrata nelle linee di partenza, è stato semplice intuire che Menconi aveva qualche chance in più. Mentre gli altri fantini faticavano a tenere calmi i loro asini, Menconi e il suo Marlon Brando hanno tenuto gli occhi freddamente fissi sulla pista. Al tanto agonato via - al tentativo numero sette - non c'è stata storia per gli altri micci. Subito messi fuorigioco il Ranocchio e il Leon d'Oro, affossati dalle penalizzazioni, il vero spettacolo è stato capire chi poteva mettere i bastoni fra le ruote alla Quercia. Per tutti e sei i giri si è corsa una sfida mozzafiato sul filo di qualce centimetro fra la Madonnina, la Lucertola e il Pozzo, fra recuperi e improvvisi cambi di posizione. Fino all'ultima curva dell'ultimo giro quando, ormai distaccati di parecchi metri la Lucetola e il Pozzo, Rocco, il miccio della Madonnina, si è lanciato all'attacco della Quercia per tentare di rovinarle la festa proprio in dirittura d'arrivo. Ma non è stato così e sfortunatamente per la Maonnina la beffa non si è realizzata. Marlon Brando ha tagliato vittorioso il traguardo e da lì in poi, il prato del Buon Riposo si è trasformato in un tripudio di bianco e nero. I contradaioli si sono riversati come cavallette in campo per festeggiare il loro fantino, osannato come un eroe che, commosso per una vittoria inaspettata, non è riuscito a dire una parola e si è lasciato andare ad un pianto gioioso e liberatorio, sommerso di abbracci e da complimenti. «È stato il più calmo e fin da subito si è concentrato solo sulla gara mantendendo i nervi saldi e dimostrando una padronanza assoluta sull'asino. il nostro eroe», dice Massimo Marcucci della Quercia, trattenendo a stento la commozione. Solo sguardi bassi e sconsolati fra le altre contrade. Tanta delusione per la Madonnina, data tra le favorite, a cui rimane però il merito di averci creduto fino all'ultimo. Non è stato così invece per il Ranocchio: il vincitore uscente non è riuscito a coronare il sogno del bis con D'Artagnan, correndo una gara tutta da dimenticare. Come da copione, i verdetti hanno innescato un turbine di polemiche e accuse fra gli sconfitti che si sono scagliati contro il cronometrista che, secondo i contradaioli del Leon d'Oro e Pozzo avrebbe annullato tre partenze regolari. Roberto Mori del Pozzo si lascia andare ad epiteti irripetibili arrivando addirittura a sostenere che «il palio è stato falsato volutamente». Tralasciando i comprensibili malumori si può dire con le parole del presidente della Pro Loco, Franco Burroni che «è stato un palio spettacolare». E per i contradaioli della Quercia, è stata una notte da dimenticare, con feste e bagordi fino alle prime ore dell'alba.
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