Il Tirreno

Versilia

Ecco i bagni che possono fare ristorazione

I bagni di Lido continuano la loro battaglia per fare ristorazione
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I bagni di Lido continuano la loro battaglia per fare ristorazione

Intanto il ministro Brambilla punta sulla liberalizzazione totale

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 LIDO. In 36 possono svolgere attività di ristorazione, e altri 42 quella di bar. Su oltre 100 stabilimenti che insistono sul territorio di Camaiore (o meglio di Lido). Si sentono bistrattati, maltrattati e additati un po' da tutti.  Per questo, i proprietari e gestori degli balneari mostranno oggi lo screening, che hanno commissionato alla Confesercenti, per stabilire cosa è possibile fare (e cosa no) nelle loro cucine.  Del resto, lo avevano detto fin dal principio, con il loro presidente Luca Petrucci: «Vogliamo fare le cose in regola, senza forzature».  I balneari sono così al centro del ciclone. Sono accusati dai ristoratori di "concorrenza sleale", e ultimamente, sono stati sottoposti a rigidi controlli da parte dell'amministrazione comunale e dei Vigili urbani.  Qualcuno - e questo è innegabile - ha esagerato, soprattutto nell'organizzare cene e cerimonie. E questo è quanto ha fatto drizzare i capelli ai ristoratori, che sono sul piede di guerra fino dalla scorsa stagione estiva.  Eppure, anche loro un po' di buona volontà ce l'hanno messa. Tanto è vero, che già ad inizio della primavera, per evitare problemi e le conseguenti polemiche, avevano commissionato alla Confesercenti uno studio sulle cucine dei 101 bagni della costa lidese.  «In questo modo - aveva annunciato il loro presidente - ogni stabilimento balneare saprà cosa può o non può fare in cucina, e non ci potranno più essere alibi a cui appigliarci».  Sono ben 36 gli stabilimenti, in cui, secondo lo studio effettuato da Confesercenti, se anche l'Asl passasse a fare controlli non troverebbe nulla da eccepire.  Secondo l'associazione sono, infatti, idonee ad avere una sala ristorante le seguenti strutture: bagno Cavalluccio Marino, Paradiso, Manè, Isonzo, Alberto, Gorizia, Buonamici, Stella, Giangrandi, Battigia, Marisa, Romanza, Eugenia, Onda, Venezia, Sole, Moby Dick, La Conchiglia, Argo, Ilva, Mascotte, Imperiale, Adele, Calafuria, Belmare, Danila, Nilo, Patrizia 1, Pardini, Ariston, Bragozzo, Brunella, Ada, La Spiaggia, Panoramic 1, Il Cavallone, Sirio (solo pizzeria), Flora.  Ma lo studio non parla, almeno al momento, di quanti posti siano disponibili per ogni stabilimento.  Di questi però, precisa l'associazione balneari, solo tre aprono tutte le sere, dieci aprono solnatnto nel fine settimana, il resto soltanto a pranzo, o effettua un paio di cene per i clienti in tutta l'estate.  Ci sono poi le strutture che possono, secondo i criteri Asl, fare attività di bar.  Queste sono: il bagno Italiano, Amore, Sodini, Delfino, Roberto, Augusta, Marusca, Timavo, Bucintoro, Primavera, Francia 1, Mongioia, Diva, Suisse Argentina, Versilia, Sirena, Biancamano, Pesce D'Oro, Dei Mille, Lido, Grazia, Gioia, Conte Grande, Conte Rosso, Miraggio, Riviera, Ninetta, Doge, Venusta 1 e 2, Elena, La Perla, Nettuno, Scorpio, Tucano, Orizzonte, Lido Verde, La Vela, La Terrazza, Moreno, Franca 2 e bagno Graziano.  Tutti gli altri, in teoria, non dovrebbero avere, né bar, né ristorante.  Detto questo, non bisogna dimenticare che i ristoratori non hanno mai contestato, quello che i bagni possono o non possono fare nelle loro cucine. Bensì, a chi possono o non possono servire i loro pasti.  Per quanto riguarda i ristoratori, i bagni dovrebbero servire pasti solo ai loro clienti, e soltanto fino alle ore 20, non oltre.  Ma le cose potrebbero clamorosamente cambiare.  «La parte relativa alla ristorazione del codice-riforma del ministro Brambilla è l'implosione del turismo e stravolge l'ordinamento giuridico del settore. Consentire a tutte le strutture ricettive di estendere la propria attività a quella di somministrazione di alimenti e bevande per le persone non alloggiate nelle stesse strutture produrrà effetti sul turismo opposti a quelli vantati in sede di conferenza stampa a Palazzo Chigi e creerà una sperequazione fra le imprese».  Questo afferma la Fipe, la federazione italiana pubblici esercizi, che aveva già sollecitato più e più volte il ministro del Turismo, mettendo in evidenza come «tale disposizione consentirà alle imprese del settore ricettivo (alberghiero, campeggi, b&b, agriturismi, eccetera) di effettuare somministrazione al pubblico senza fornire garanzie di professionalità».

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