Il Tirreno

Versilia

«Cercate ancora Velia e Maddalena»

Claudio Vecoli
<b>IL CAMPO DEGLI ORRORI.</b> Il terreno di via dei Lecci a Torre del Lago dove vivevano Velia e Maddalena
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IL CAMPO DEGLI ORRORI. Il terreno di via dei Lecci a Torre del Lago dove vivevano Velia e Maddalena

Parla il marito (e genero): «Sia fatta luce su questa brutta storia»

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 VIAREGGIO. Anche se non si frequentavano più da anni, è ancora a tutti gli effetti il marito di Velia Claudia Carmazzi. E il genero di Maddalena Semeraro. Una storia tormentata quella di Francesco Marchetti, sessant'anni a luglio, il lunario sbarcato grazie a qualche lavoretto in un agriturismo di Piano di Mommio alternato a qualche incarico come giardiniere occasionale. Malgrado la brusca rottura fra i due che risale a più di sette anni fa, Francesco giura di volere ancora bene sia alla moglie che alla suocera. E adesso vuol sapere la verità su quanto loro accaduto. «Perché non è giusto che, dopo i primi mesi di indagini, il corpo di Claudia e quello di sua madre non siano stati ancora ritrovati. E che nessuno sembri più interessato a cercarle».  Francesco Marchetti e Velia Claudia Carmazzi si erano conosciuti una ventina di anni fa, quando David - il figlio di lei avuto dal primo marito nel frattempo deceduto - aveva poco più di un anno. E si erano sposati dopo più di dieci anni. «Ci volevamo molto bene - racconta Francesco - anche se ogni tanto fra noi c'erano dei litigi. A differenza degli altri conoscenti, io ero uno dei pochi a chiamarla Claudia: a lei il nome Velia non piaceva e anche io preferivo il suo secondo nome. Abbiamo vissuto nell'appartamento di via della Caserma a Torre del Lago. Poi sono sopraggiunti i dissidi di carattere soprattutto economico. E sette anni fa io sono andato via di casa ricostruendomi una vita senza di lei. Nonostante tutto, però, non abbiamo mai formalizzato la nostra separazione».  Più che buoni erano anche i rapporti con David. «Praticamente l'ho allevato, aiutandolo a crescere. Lui aveva imparato a chiamarmi papà, ma Claudia non era d'accordo e così ha voluto che tornasse a chiamarmi Francesco. Dopo la rottura con mia moglie, io non ho più visto David, ma mi farebbe piacere poterlo reincontrare».  Sulla misteriosa fine di Velia Claudia e di Maddalena, Marchetti non azzarda ipotesi. «Da quando ci eravamo lasciati, non la frequentavo più Claudia. E anche quando qualche volta mi capitava di vederla per strada, non è certo che ci scambiassimo molte parole. Però tutto ciò che ho letto sulla sua fine e su quella di mia suocera mi sembra impossibile da credere. Per questo vorrei che si continuasse a indagare su questa brutta storia».  Francesco Marchetti conosce bene anche Francesco Remorini, il principale indiziato della scomparsa delle due donne, arrestato nei mesi scorsi insieme all'amante con l'accusa di occultamento e distruzione di cadavere e una serie di altri reati che vanno dal sequestro di persona alla circonvenzione di incapace. «Quello che è stato detto e scritto sul suo conto - dice Marchetti di Remorini - mi sembra quasi impossibile. Io di lui non posso che parlarne bene. Quando mi lasciai da Claudia, fu lui a trovarmi una sistemazione di fortuna offrendomi un letto dove dormire in un magazzino in via Mazzini. All'inizio per la verità mi offrì un posto perfino nel campo di via dei Lecci dove anni dopo sono andate a vivere Claudia e Maddalena, però per me era troppo scomodo. Sempre Remorini mi ha poi fornito un motocarro e uno scooter in cambio di alcuni lavoretti che abbiamo fatto insieme. Insomma, personalmente non ho niente da ridire su di lui. Anche se ovviamente non potrei mettere la mano sul fuoco riguardo a quello di cui è accusato».  Marchetti torna poi sulla fine di Claudia e Velia ripetendo l'appello che lo ha spinto ad uscire allo scoperto dopo mesi di silenzio (con l'unica condizione di non farsi fotografare). «Vorrei che i carabinieri continuassero a scavare in questa storia e che cercassero ancora Claudia e Maddalena senza fermarsi. Hanno scandagliato palmo a palmo il lago di Massaciuccoli, hanno cercato i resti dentro i cassonetti. Ebbene, io chiedo che non si fermino qui».  

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