Sicurezza
Mallegni, inchiesta su fondi neri
Luca Cinotti
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FAMIGLIA. Sopra, da sinistra, Mario, Massimo e Marco Mallegni. A destra, lhotel La Pigna a Marina di Pietrasanta Nuova documentazione del pm sull'acquisto dell'hotel La Pigna
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PIETRASANTA. Che qualcosa bolliva in pentola lo si era capito già a fine 2010. Quando, in una delle tante udienze del processo Mallegni, durante la testimonianza di Marco, fratello dell'ex sindaco, il pubblico ministero parlò di "fondi neri" nell'operazione della vendita dell'hotel La Pigna a Fiumetto. E ieri quel sospetto si è trasformato in qualcosa di più: l'annuncio, da parte del sostituto procuratore Salvatore Giannino, del deposito di ulteriori atti che dimostrerebbero l'esistenza dei fondi neri. Un colpo di scena in un'udienza che stava per concludere in maniera assai sonnolenta la lunghissima istruttoria del processo per la presunta corruzione e mobbing a Pietrasanta. Una novità che ha comportato l'inserimento di una nuova udienza, il 17 maggio, dando così il tempo alle difese di visionare gli atti e mettere in pratica le opportune contromisure. Di certo c'è che la nuova documentazione (raccolta fino all'ultima settimana e depositata in Procura venerdì scorso dalla polizia giudiziaria) riguarda tre filoni precisi. Il primo è quello più - potenzialmente - deflagrante: l'esistenze di grosse cifre in nero (il pm ha accennato a un milione e mezzo di euro) nati durante la compravendita dell'albergo di Marco Mallegni (che, ricordiamo, in questa vicenda non è mai stato indagato). Il tutto sarebbe avvenuto nel 2005, quando Mallegni stava trattando con il precedente proprietario, Giovanni Sostegni. Una compravendita dove - come è emerso dalla testimonianza di Mallegni - ebbe un ruolo cruciale il padre Mario. Che - secondo quanto detto all'epoca nelle sue dichiarazioni spontanee - avrebbe pagato con assegni bancari «che sono documentati e che sono stati verificati anche dall'agenzia delle entrate». Ma in questo caso - pare di capire - non sono gli assegni in discussione: piuttosto una fetta di contante che sarebbe sfuggita a tutti i controlli. Insomma, gli «zainetti pieni di banconote» che secondo Giannino sarebbero girati in quegli anni. Resterà da vedere se e come il pm modificherà i capi di imputazione e quali imputati saranno interessati in questa eventualità. Gli altri due filoni dei nuovi accertamenti sono relativi, da una parte, alla presunta ordinanza ad hoc emanata proprio per l'hotel di Mallegni jr nella guerra che lo contrapponeva al diripenddatio "La bitta" e - dall'altra - al servizio "appiedato" dei vigili urbani che, secondo gli assunti dell'accusa, sarebbe stato utilizzato in era Mallegni per punire gli uomini non in linea con l'amministrazione comunale. Gli ultimi (per ora) testimoni ascoltati sono stati invece il professor Giovanni Maffei Cardellini e Antonella Bugliani. Il primo, consulente della difesa della Balfin, ha sostanzialmente certificato la correttezza dei procedimenti che riguardarono i terreni di proprietà di Giuliano Baldini. La seconda, dipendente comunale, ha testimoniato sul capitolo delle consulenze. Spiegando che quando il Comune si avvalse dei servizi di Paola Marucci (prosciolta in udienza preliminare) ebbe un'impennata nei finanziamenti europei che riusciva a intercettare.
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