Il Tirreno

Versilia

Binari senza sicurezza

Gabriele Noli
<strong>SENZA BARRIERE.</strong> In via Cei (a lato) non c’è alcuna protezione tra strada e binari
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SENZA BARRIERE. In via Cei (a lato) non c’è alcuna protezione tra strada e binari

Cane investito dal treno: il quartiere protesta

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VIAREGGIO. Travolto sui binari, in una domenica di festa. Il pelo color champagne, il corpo martoriato dal treno. E dalla sicurezza che manca lungo la linea ferroviaria che attraversa la città, problema cronico nonostante la strage del 29 giugno 2009, i 32 morti, i feriti, la distruzione che gas e fuoco si sono lasciati dietro. Stavolta a perdere la vita è stato un cane, ucciso da un convoglio in corsa lungo i binari di via Cei. Ma il quartiere protesta da tempo: e se fosse accaduto ad un bambino? Se l'assenza di recinzione adeguata fosse costata una vita umana?  Il fatto. Una nostra lettrice, Alessia Stefanìa - che fa parte dell'associazione «Il mondo che vorrei», nata per riunire i familiari delle vittime della strage di via Ponchielli - ci ha segnalato che nel primo pomeriggio di domenica un cane di piccole dimensioni, approfittando dell'assenza delle transenne, è riuscito a raggiungere i binari. Un treno che stava passando in quel momento lo ha investito: per l'animale non c'è stato nulla da fare. L'episodio è avvenuto lungo la ferrovia, all'altezza dell'Ipermercato di via Bertini, al Marco Polo. In una zona densamente abitata.  Le polemiche. I residenti del quartiere protestano da diverso tempo, ma di risposte concrete, sino ad ora, non ne hanno ricevute. Si sono pure impegnati con una raccolta di firme da presentare a chi di dovere (nella fattispecie: Trenitalia). Con scarsi risultati, ma non certo per loro colpa. Eppure, la situazione è assai preoccupante: in questo tratto, lungo circa un chilometro, è facilmente denotabile l'assenza di transenne, con i convogli che transitano a tutta velocità creando evidenti rischi ai residenti.  Anche gli abitanti di via Ponchielli per sette lunghi anni, prima del disastro, avevano chiesto un muro vero e proprio che li separasse dalla ferrovia. I risultati della mancata risposta si sono purtroppo contati quella maledetta notte. A partire dalla quale chi vive lungo i binari che attraversano la città non si sente sicuro.  Le altre criticità. La zona in cui si è verificato l'incidente al cagnolino non è, infatti, l'unica a rischio: in via Bertini, nel tratto compreso tra l'Ipermercato e l'Esselunga, vi sono ben quattro punti in cui la staccionata che separa i binari dalla strada è rotta. Veri e propri buchi su cui è stata apposta una inutile rete rossa di sicurezza che, infatti, può essere elusa molto agevolmente. Domenica ci è riuscito un animale, nulla vieta che possa farcela anche un bambino. Non è tutto: nel medesimo tratto sono numerosi i punti in cui le barre verticali in cemento (le stesse che correvano lungo tutta via Ponchielli) sono pericolanti o, addirittura, assenti.  Ben più grave la situazione nelle zone immediatamente circostanti: davanti alle case costruite dove un tempo sorgevano i vecchi hangar del Carnevale, in via Marco Polo, niente separa la linea ferroviaria dalla via Cei, su cui ogni giorno transitano centinaia di automobili.  Non fa eccezione il sottopasso ferroviario della Rondinella, a due passi dalla stazione: qui è fin troppo facile scavalcare la recinzione, basta appoggiare i piedi sui corrimano e darsi un minimo di slancio per ritrovarsi direttamente sui binari. Perché, anche qui, di cancelli o di qualunque altro tipo di protezione nemmeno a parlarne.  Battaglia senza sosta. C'è chi, comprensibilmente, lotta per avere giustizia dopo aver perso un parente, un amico, un conoscente. E c'è chi, magari, non ha subìto un lutto simile, ma vuole comunque battersi, giustamente, per vedersi garantito un diritto, quello della sicurezza ferroviaria. Che, negli ultimi anni, è diventato semmai un grande problema, al quale nessuno, tra tutti coloro che avrebbero a disposizione i poteri ed i mezzi del caso, ha ancora posto rimedio. Ma in fondo, forse, per le Ferrovie dello Stato la priorità è installare le reti wireless sui treni Frecciarossa anziché monitorare la velocità dei treni merci quando passano all'interno dei centri cittadini o amministrare la semplice quotidianità dei treni regionali, utilizzati da studenti e lavoratori pendolari, e sempre più sporchi ed in ritardo. Quasi due anni dopo la strage, la differenza di sensibilità al problema tra società civile e istituzioni preposte sembra ancora abissale. Purtroppo.

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