Il Tirreno

Versilia

La preside va al contrattacco

<b>POLEMICA.</b> Filomena La Pietra e il Liceo
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POLEMICA. Filomena La Pietra e il Liceo

La Pietra chiede gli atti e ipotizza i reati di calunnia e diffamazione

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 FORTE. La preside passa al contrattacco. Dopo settimane di scontro al calor bianco con l'assessore provinciale Emiliano Favilla, Filomena La Pietra, dirigente del liceo Michelangelo e dell'Ipia di Seravezza (nonché dell'istituto comprensivo di Lido di Camaiore) ha incaricato l'avvocato Sandro Guerra «per predisporre denunce-querela volte a verificare se siano stati commessi [...] i delitti di calunnia e di diffamazione».  Non siamo ancora, dunque, alla presentazione di una querela all'autorità giudiziaria. Piuttosto, la preside ha presentato una formale richiesta di accesso agli atti per ottenere «tutta la documentazione afferente le "segnalazioni" che l'assessore Emiliano Favilla e altri» avrebbero indirizzato alla stampa oltre che all'ufficio scolastico regionale della Toscana, della provincia (l'ex provveditorato), nonché al sindaco di Forte e all'assessore alla pubblica istruzione dello stesso comune.  Sì, perché l'azione della preside si concentra tutta sulla parte fortemarmina della vicenda. Niente a che vedere, dunque, con la storia del bidello dell'istituto di Lido che sarebbe stato costretto (secondo Favilla) a rimanere a casa in occasione dell'inaugurazione con il ministro Altero Matteoli, a ottobre dello scorso anno.  Nella sua richiesta di accesso agli atti, La Pietra ricapitola gli atteggiamenti "censurabili" di Favilla. A partire dalla promozione di iniziativa pubbliche che mirerebbero alla sua rimozione, per proseguire con «segnalazioni scritte afferenti presunte (ma inesistenti) irregolarità nella gestione dell'istituto scolastico».  Nel dettaglio, la preside ricorda alcune dichiarazioni di Favilla che parlava di «una gestione dittatoriale del liceo» e di «vessazioni ripetute nei confronti degli Ata e di alcuni docenti, attribunzioni ingiustificate a personale esterno, come ad esempio al nipote del marito».  Per la preside sono «accuse e rilievi destituiti da ogni fondamento [...] come nel caso della pretesa assunzione del "nipote del marito", così riferendosi a una pèersona che, con buona pace delle erronee informazioni assunte dall'interessato, non ha alcun rapporto di parentela né con la scrivente né con il marito e tantomeno ne è il nipote».  La dirigente prosegue, ricordando che l'escalation delle critiche da parte dell'assessore provinciale non si è fermata. Il 12 aprile, poi, all'interno di uno dei bagni del liceo, «il personale in servizio ha rinvenuto una sorta di volantino di due pagine, il cui incipit è "Email mandata al provveditore agli studi di Lucca, al sindaco di Forte dei Marmi, all'assessore alla pubblica istruzione", che contiene affermazioni gravissime e lesive della reputazione» della La Pietra.  Proprio questo stillicidio di attacchi ha convinto la preside a tutelarsi anche dal punto di vista giudiziario. Ipotizzando - attraverso il suo legale - la commissione del reato di diffamazione e di quello (assai più grave, con una pena da due a sei anni) di calunnia.  La Pietra invita i destinatari della sua missiva a rispondere entro trenta giorni: vedremo, dopo quella data, quali saranno gli sviluppi di una storia che ormai minaccia di spostarsi in tribunale.

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