Il Tirreno

Versilia

Il palazzo abbandonato

Donatella Francesconi   e Luca Cinotti
<b>LA PROTESTA.</b> Il cartello appeso all&#146;ingresso
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LA PROTESTA. Il cartello appeso all’ingresso

In centro, è del gruppo Fusi. Lavori fermi

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 VIAREGGIO. I cartelli sono ancora "freschi" e destano curiosità: "Palazzo abbandonato: grazie Verdini!" recita il primo. Il secondo è decisamente più offensivo e si riferisce al presidente del Consiglio. Il palazzo in questione è in via Cavallotti, sul retro della Cassa di risparmio di Lucca.  L'ultimo inquilino che ha lasciato l'immobile è andato via a febbraio di quest'anno. «Non c'era più il riscaldamento - racconta un noto professionista viareggino, figlio dell'inquilina costretta a lasciare dalle pessime condizioni in cui si trovava lo stabile - e dai piani di sopra veniva giù acqua». Impossibile, dunque, rimanere.  I lavori in corso, ben visibili, sono fermi da un anno. Le finestre sono tutte aperte, senza infissi e tantomeno vetri. Parte del palazzo è ancora occupato dalle impalcature interne, ormai semi distrutte. L'androne, come si può osservare dal portone a vetro su via Cavallotti, è ingombro di materiali edili. Teli di plastica svolazzano qua e là. Sul campanello è rimasta la traccia dell'impresa edile (cantiere Tognozzi) che si presume avesse in carico i lavori di ristrutturazione dell'immobile originariamente acquistato da Giampiero Fiorani ai tempi in cui la Banca popolare italiana di cui era amministratore dava la scalata alle Casse di risparmio.  Attuale proprietaria del palazzo è la società "Ponente due". Che altro non è che una dei tanti satelliti della galassia che ruota intorno a Riccardo Fusi e alla Btp (Baldassini-Tognozzi-Pontello), visto che tutte le sue quote sono in mano alla "Impresa Dr. Ing. Giovanni Tognozzi".  Di più: è in corso una procedura di incorporazione della Ponente due in quest'ultima società: una scelta in qualche maniera "obbligata", visto che le banche che hanno dato l'ok al piano di salvataggio del gruppo Fusi prevedevano anche una razionalizzazione degli assetti societari.  Sì, perché le aziende dell'imprenditore pratese - coinvolto con Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, nell'inchiesta sugli appalti del G8 a L'Aquila - e a cascata anche gli immobili che a queste fanno capo, si sono trovate in una doppia crisi. Da una parte, quella dell'edilizia, dall'altra quella specifica delle aziende di Fusi.  Ora un po' di sereno sembra essere tornato, come si può capire anche da un passaggio di una lettera del presidente del collegio sindacale della "Giovanni Tognozzi": «Con l'accordo raggiunto e sottoscritto, credo vi siano tutte le condizioni per il superamento delle difficoltà in cui il gruppo di è trovato a operare negli ultimi due anni».  I lavori al palazzo di via Garibaldi quindi, potrebbero riprendere, con la realizzazione di appartamenti da mettere sul mercato. Diverso il destino di altri "possedimenti" del gruppo Fusi in Versilia, come la splendida Villa dei Fiori a Forte dei Marmi. Che - stando alle ultime notizie - dovrebbe finire sul mercato insieme a un altro nutrito gruppo di immobili di Fusi.  Ma un'ordinanza recente del sindaco Lunardini fa obbligo ai proprietari di immobile abbandonati di mettere in sicurezza lo stabile, impedendo l'accesso agli estranei, e garantendo il decoro degli stessi.  Gli uffici comunali si sono mossi in qualche modo nei confronti dello stabile in questione che non ha mancato di suscitare proteste per lo stato di abbandono in cui versa da troppo tempo?

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