Il dolore
Una lettera aperta di Milziade Caprili per sottolineare l’opera di Egisto Passaglia
Gente di mare, la nostra storia
Milziade Caprili
«Il libro tiene viva la memoria della marineria»
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VIAREGGIO. Milziade Caprili, presidente della Croce Verde, invia questo ringraziamento ad Egisto Passagli, che, come tiene a sottolineare, tiene vivo il ricordo e la memoria della "Gente di mare" di Viareggio e della Versilia. Passaglia ha, infatti, dato alle stampe due volumi, l'ultimo dei quali edito dalla Arciconfraternita di Misericordia di Viareggio. Dobbiamo molta riconoscenza ad Egisto Passaglia che con caparbietà insiste nel mantenere vivo il ricordo, nel rinnovare la memoria della nostra "gente di mare". Infatti, anche Il secondo libro "Gente di mare 2" sta avendo un lusinghiero successo e ciò non può che confortàre chi, come noi, crede che senza radici l'albero prima o poi cadrà, che una comunità non può resistere a lungo come tale se non organizza e tramanda la memoria di quello che è stata e continua ad essere. Bene ha fatto la Misericordia di Viareggio a farsi editrice di questo volumetto e bene farà Egisto a continuare il suo lavoro di scavo su un punto rilevante della tradizione e della stessa storia di Viareggio. Nel volumetto di Passaglia ci sono le storie di marinai divenuti celebri purtroppo per le drammatiche vicende delle due guerre mondiali; nomi che si ricordano e che sono scritti in qualche monumento grande o piccolo. Ma insieme si possono leggere le storie di quanti hanno fatto i marinai per tutta la vita, storie diciamo così "ordinarie" ma che qualche volta finiscono nella tragedia dei naufragi con i corpi e le imbarcazioni di cui si perde ogni possibile traccia. Quello che colpisce nelle vicende narrate da Egisto è l'età nella quale si inizia ad andare per mare; si tratta nella maggioranza dei casi dl ragazzi o poco più che affrontano gli "sbruffi" passando direttamente dalle barchette di legno dei giochi a quelle ben più impegnative che affrontano difficili traversate e giornate di pesca che solo tenere la barca a galla è già una impresa. Una tragedia mi ha particolarmente colpito, quella del trabaccolo "Domenico" scomparso in mare il 12 dicembre 1926. È l'età degli scomparsi che non può che impressionare. Giuseppe Balloni, il capopesca aveva poco più di qurant'anni ed era originario di San Benedetto del Tronto (quanto dobbiamo a quella Città e a quanti vennero in anni difficili qui da noi) e gli altri tre dell'equipaggio in tutto non raggiungevano che 56 anni: Giuseppe Rosati 23, Giacomo Fanesi 19, Raimondo Salerni, pensate un p', 14 anni. Una storia delle tante che il bel libro di Egisto Passaglia ci racconta. Una storia che dice della fatica e del pericolo del mare, delle famiglie che improvvisamete, rimanevano non solo drammaticamente mutilate ma anche costrette ad affrontare le difficoltà di un reddito scomparso anch'esso in mare. Andrebbe scritta la storia delle donne dei marinai, delle mogli costrette a portare avanti le famiglie al prezzo di inenarrabili sacrifici, donne dal nero vestito e dal dolore stampato negli occhi così mirabilmente rappresentate nei grandi quadri di Viani. Per ora ci consola sapere che c'è chi raccoglie le nostre storie e chi, leggendole, trepida e partecipa alla vita di fatica e pericolo della gente di mare.
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