Il Tirreno

Versilia

Ha riscoperto i musicisti camaioresi

Lisa Domenici

Da Gasparini a Santucci: era un musicologo di grande valore

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 CAMAIORE. «Se al mio posto ci fosse stato Riccardo Muti, l'esecuzione del "Requiem" di Santucci avrebbe avuto una grande risonanza», ci disse un po' sconfortato don Angelo Bevilacqua. Invece, a dirigere quella rarità recuperata (documentata in Cd) del compositore camaiorese, c'era lui, nel giugno 1994 nella chiesa dei Frati, neanche affollata dai versiliesi, a conclusione di un convegno dedicato a Santucci promosso dall' Accademia lucchese di scienze, lettere ed arti, nel quale il contributo di Bevilacqua fu la compilazione del catalogo delle opere di Santucci.  Don Angelo sarà ricordato così: il musicologo ricercatore, al quale dobbiamo la riscoperta e l'approfondimento di musicisti che ebbero natali a Camaiore. L'instacabile ricercatore ora non c'è più. Se ne andato a 83 anni il giorno di Pasqua, un bel giorno per un sacerdote per salire alla casa del Padre. Un malore lo ha strappato ai parrocchiani della Chiesa del suffragio e alla musica.  Lucchese di nascita, don Angelo è arrivato in Versilia nel '56. E' stato organista della Collegiata di Camaiore, ha occupato la cattedra di esercitazioni corali all'istituto Boccherini di Lucca e ha diretto la Corale intitolata a Francesco Gasparini, il più famoso musicista camaiorese di cui Bevilacqua si era occupato con un convegno internazionale di studi nel 1978 organizzato in collaborazione con l'amministrazione comunale e la Società italiana di musicologia. In quell'occasione fu accertata la data di nascita di Gasparini nato, come precisava Bevilacqua, in Sesto Lucchese il 19 marzo 1661 e di lui il sacerdote musicologo compilò il catalogo delle opere.  Importantissimi questi cataloghi, perché hanno messo gli studiosi di fronte alla vasta produzione dei due musicisti e teorici camaioresi. Il convegno dedicato a Marco Santucci (nato a Camaiore nel 1762 e morto a Lucca nel 1843) mise in risalto l'autore di musica sacra e per organo e della raccolta a stampa delle Sonate, l'insegnante che tra gli allievi ebbe Michele Puccini e lo scrittore del trattato "Sull'armonia, sulla melodia e sul metro" nel quale ammonisce i giovani compositori di non oltrepassare i confini di una "saggia moderazione e nella qualità e nella quantità degli strumenti che adoperano", per non guastare la bella melodia, che "è la parte principalissima del musicale componimento".  A Gasparini, forse il prediletto, che fu collega di Vivaldi all'Ospedale della pietà a Venezia, don Angelo voleva rendere giustizia con una giusta rivalutazione, perché della sua produzione, melodrammi, cantate e musica sacra, «non rimane molto -diceva - e quello che resta è da studiare». Per fortuna dei due convegni sono stati pubblicati gli atti.  Ma faremmo torto a Bevilacqua, se non ricordassimo anche Ferruccio Ferrari, camaiorese nato nel 1850 e morto a Viareggio in via Zanardelli nel 1930. Musicista prolifico anche questo, di cui don Angelo in un concerto del 1998 alla guida dell' orchestra Modigliane e della Cappella Gasparini, eseguì in prima ripresa moderna lo "Stabat Mater". Ferrari ottenne un bel successo con l'operetta "Il candeliere" al teatro Alfieri di Torino nel 1917. All'autore, arrivarono anche le congratulazioni di Giacomo Puccini.  Adesso, la musicologia ha perduto un suo prezioso esponente.  

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