Sicurezza
Affari a Forte per la mafia pugliese
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INDAGATO. Antonio CentonzeUn presunto membro della Sacra corona "girava" i cantieri della Versilia
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FORTE. Con un suo "collega" si sarebbe vantato perché era in procinto di chiudere un grosso affare a Forte dei Marmi: un cantiere per la costruzione di villette a schiera (sì, proprio così le definiva) dal valore di circa 40 milioni di euro. Quell'affare poi Antonio Centonze, 43 anni da Brindisi, non lo avrebbe mai finito: per lui, a inizio anno si sono infatti aperte le porte del carcere con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso: il suo nome, però, è ritornato alla ribalta negli ultimi giorni, dopo l'arresto di Francesco Campana, boss della Sacra Corona Unita pugliese. Le informative della polizia giudiziaria - che già sono in parte confluite negli atti di alcuni processi in coro - raccontano di un'organizzazione che, superato ormai lo storico businness del contrabbando di sigarette, si sarebbe dato all'edilizia, cercando anche nuovi territori. E Centonze - secondo la direzione distrettuale antimafia - avrebbe avuto un ruolo di primo piano. Con l'azienda del quale formalmente era dipendente, ma in realtà era padrone di fatto, la "D&D", girava la penisola a caccia di affari. Dalla riviera romagnola alla Versilia, da Rimini a Forte. E oggi, negli ambienti dei costruttori, c'è chi si ricorda di quell'uomo che girava con macchine di grossa cilindrata (le Ferrari le noleggiava a San Marino) offrendo i servigi della sua ditta. L'affare più grosso, quello da 40 milioni, sarebbe in realtà la costruzione delle sette ville in via Francesco Carrara. Non concretizzato, come detto, perché in mezzo ci si è messo un pentito, tale Ercole Penna. Che ha accusato Centonze (insieme ad altri) di essere il "polmone finanziario" della Sacra corona unita: quello che non solo riciclava il denaro ma che - grazie alla propria attività - ne portava di fresco nelle casse dell'organizzazione. Una lettura che Centonze ha negato spiegando che, dopo due precedenti condanne a 7 anni di reclusione, ha cambiato vita dandosi all'edilizia. In attesa di vedere quali verita processuali scriveranno i magistrati pugliesi, rimane l'inquietudine per la presenza in Versilia - e a Forte in particolare - di un fenomeno, l'infiltrazione mafiosa soprattutto nel settore degli affari edilizi, che già era stoto denunciato anche dai vertici della magistratura toscana. A gennaio, infatti, nella sua relazione per l'apertura dell'anno giudiziario i procuratore capo di Firenze (che è anche a capo della direzione distettuale antimafia della Toscana) aveva parlato di «segnalazioni di cospicui investimenti immobiliari da parte di soggetti di nazionalità russa». Un'eventualità sulla quale le forze dell'ordine, nel mssimo riserbo, stanno lavorando da tempo.
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