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La notizia lanciata dal Mondo: Mediobanca curerà la trattativa, già arrivate le prime offerte
I Fontana mettono in vendita la Salov
Luca Cinotti
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SEDE. Lingresso dello stabilimento di Massarosa Lo storico gruppo dell'olio Sagra potrebbe finire in mano straniere
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Un pezzo di storia, non solo industriale, che presto potrebbe lasciare - almeno come controllo - la Versilia e tutta la provincia: i fratelli Fontana, storica dinastia lucchese dell'olio, starebbero per vendere la Salov, produttrice dei marchi Sagra e Filippo Berio. La notizia è stata "battuta" dal settimanale economica il Mondo e - anche se non è stato possibile rintracciare i dirigenti dell'azienda per un commento - fonti interne confermano che una trattativa effettivamente sarebbe in corso. In particolare come advisor dell'operazione è stata scelta Mediobanca: proprio l'istituto di piazzetta Cuccia, tre anni fa, aveva ricoperto lo stesso ruolo nella vicenda del marchio Bertolli che i Fontana avevano cercato, senza successo, di riportare in Italia (è poi finito in mani spagnole). Se i tre fratelli Fontana (Alberto, 55 anni, presidente, Pier Luigi e Antonio, 68 e 62 anni, consiglieri delegati) passassero la mano, si interromperebbe una storia durata quasi un secolo. La Salov (Società per azioni lucchese olii e vini) venne infatti costituita nel 1919 dal capostipite Dino Fontana che poi passò le redini al figlio Eurgenio, per 40 anni. I tre fratelli attualmente al timone rappresentano dunque la terza generazione (un quarto fratello, Dino, è uscito qualche anno fa per dedicarsi al vino di Montecarlo con la fattoria del Buonamico). E la Salov è uno degli ultimi produttori a essere rimasto in Italia, insieme al campano Mataluni. Mediobanca, in queste settimane, sta preparando il plico da presentare a eventuali gruppi interessati all'acquisto. E - secondo quanto si apprende - in pole position sembrano esserci i grossi protagonisti del mercato dell'olio mondiale. I nomi riferiti dal "Mondo", infatti, sono quelli della portoghese Sovena (già interessata alla Carapelli di Firenze), degli spagnoli del Grupo Sos (che hanno in cassaforte i marchi Bertolli e Sasso) e della già citata Mataluni. E anche se è possibile (se non probabile) che non passi di mano il 100% delle azioni, ma solo il pacchetto che garantisce la maggioranza, non si può nascondere che si tratterà di una rivoluzione copernicana. Una svolta per un gruppo che fattura, con i due marchi, 300 milioni di euro di cui il 60% all'estero. Ma anche una svolta che nasconde delle incognite, soprattutto se l'avveniristico stabilimento di via di Montramito diventasse solo una delle propaggini di un grande gruppo multinazionale: tutte da decifrare, infatti, le conseguenze sui livelli di occupazione e di investimenti. Secondo quanto riportato dal "Mondo", i Fontana si sarebbero decisi a questo passo perché il settore dell'olio non è più redditizio come un tempo e chiede di avere un grande potere di contratto con la grande distribuzione. Ambienti versiliesi sussurrano però un'altra possibilità, complementare a questa: che la famiglia voglia concentrarsi su un businness diverso, quello del mattone. A partire dall'ex stabilimento viareggino che, con le modifiche al regolamento urbanistico dovrebbe ospitare un grosso complesso commerciale (con un residenziale molto ridotto rispetto alle previsioni originali). Una strada che la famiglia ha, in parte, già intrapresa qualche anno fa con il recupero della ex Safill sulla circonvallazione di Lucca, diventata "L'antica officina della latta".
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