Il Tirreno

Versilia

Coca e bella vita, l'inchiesta si allarga

Matteo Tuccini
<b>IL BUTTAFUORI.</b> Sopra, Rosario Garbo A destra, la conferenza stampa della Finanza sugli arresti effettuati
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IL BUTTAFUORI. Sopra, Rosario Garbo A destra, la conferenza stampa della Finanza sugli arresti effettuati

Nel mirino degli inquirenti altri sospettati che rifornivano la Forte bene

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 FORTE. L'intreccio tra coca e bella vita a Forte non è mai stato un mistero, ma forse il vaso di Pandora è stato appena scoperchiato.  Non si è affatto conclusa con i 5 arresti e le 5 denunce di due giorni fa la maxi inchiesta della Guardia di finanza contro lo spaccio di polvere bianca nella Versilia "bene". Secondo indiscrezioni provenienti sia da fonti vicine agli inquirenti che da ambienti legali, la "rete" che - stando alle accuse - avrebbe rifornito di droga i rampolli della buona società fortemarmina e versiliese (e anche milanese) sarebbe più ramificata di quanto si pensi. Così come sarebbero molti di più i clienti, in genere trentenni e quarantenni titolari (o figli di titolari) di hotel, ristoranti e stabilimenti balneari, che si sarebbero avvalsi dei servizi dei presunti spacciatori. Pare, infatti, che a chiedere «baci» o «cd» - secondo un linguaggio in codice raccolto dalle intercettazioni telefoniche - fossero almeno un centinaio: praticamente il doppio rispetto al numero di persone già segnalate alla prefettura come assuntori di stupefacenti.  Secondo quanto si è potuto apprendere, le Fiamme gialle starebbero verificando le posizioni di altre persone ritenute collegate al giro d'affari, che pare frutto di un lavoro di anni e di conoscenze ben approfondite non solo tra i clienti, ma anche tra i fornitori. Che - sembra - fossero prevalentemente maghrebini di stanza nelle province di Pisa, Massa e Firenze. Insomma: se gli inquirenti ritengono chiari gli elementi di prova a carico di chi è già stato arrestato, ci sono altri personaggi a piede libero che presto potrebbero essere nei guai.  Scarcerati. Ieri i cinque insospettabili finiti in manette hanno presentato, tramite i propri legali, richiesta di patteggiamento. In attesa dell'udienza in cui dovrà decidere, e che non è stata ancora fissata, il giudice per le indagini preliminari ha concesso gli arresti domiciliari a quattro di loro: Giorgio Conti, 41 anni, massese, dipendente di una ditta di marmo di Seravezza (difeso dall'avvocato Luca Guadagnucci), Filippo Lari, 37 anni, fortemarmino, dipendente di un bar pizzeria di Fiumetto (difeso dall'avvocato James Popper), Dario Tonini, 35 anni, direttore del negozio di abbigliamento "Jaggy" di via Spinetti (difeso dall'avvocato Pier Paolo Santini) e Bruno Buratti, 41 anni, dipendente di una ditta di marmo di Seravezza (difeso dagli avvocati Marco Serafini e Nicola Moriconi).  Resta, invece, in carcere perché recidivo Rosario Alessandro Garbo, 42 anni, pietrasantino, addetto alla sicurezza di alcuni locali notturni (difeso dall'avvocato Santini). Tutti e cinque gli accusati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere nel corso dell'interrogatorio avvenuto a Lucca.  Fissi e stagionali. Secondo gli elementi di prova raccolti dalla Finanza il blitz di pochi giorni fa sarebbe di un primo colpo dato a un'organizzazione che garantiva ai propri clienti affidabilità e massima discrezione. Talmente efficace, secondo gli inquirenti, da essere molto richiesta anche dai turisti vip - generalmente lombardi - che passano l'estate a Forte, e che se vogliono "sballarsi" non possono certo affidarsi al primo che passa. Tra clienti fissi e stagionali, i guadagni avrebbero raggiunto cifre di 8mila euro al mese. Con il contorno - pare - di festini hard nelle ville.  

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