La manifestazione
Strage, dal 16 maggio le prove tecniche
Donatella Francesconi
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IERI E OGGI. Il treno deragliato e Daniela Rombi con al collo la foto della figlia Emanuela Alla Lucchini di Brescia, con sopralluoghi a Viareggio e Calambrone
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VIAREGGIO. Si gioca in Lombardia, alla Lucchini di Lovere (Brescia), il terzo atto dell'incidente probatorio nell'inchiesta per il disastro ferroviario del 29 giugno. Il sedici maggio, alla presenza di tutti i periti, va in scena l'atto che sa di rito: apertura dei contenitori che conservano i "pezzi" coinvolti nel disastro, posizionamento degli oggetti, prima analisi esterna, prelievo dei campioni di materiale. Così ha deciso il calendario presentato dai periti della Procura, ieri, e condiviso da tutti gli altri in rappresentanza dei 38 indagati e delle 349 parti offese, comprensive di Comune, Provincia e Regione. Il primo periodo di prove inizia il 16 maggio e termina indicativamente il 20 dello stesso mese. Per lasciare posto ad un secondo periodo (30-31 maggio). Per i primi di giugno (7 e 8) sono previsti i sopralluoghi dei periti a Viareggio, dove è conservata la cisterna, e Calambrone. A fine giugno, il 28 - a due anni dalla strage - avrà inizio il terzo periodo di prove ancora alla Lucchini. Una scelta, quella ricaduta sull'azienda bresciana, che non ha convinto l'associazione "Il mondo che vorrei": «Avevamo chiesto che non fosse questa la sede - spiega la presidente, Daniela Rombi - perché l'azienda in questione ha storici rapporti con le Ferrovie dello Stato. Ma abbiamo fiducia negli inquirenti». Le perplessità dell'associazione che riunisce i familairi delle vittime della strage sono state fatte mettere a verbale attraverso una nota presentata dai legali. Le prove tecniche, parte delle quali porteranno a distruggere i reperti (ecco perché vengono definiti irripetibili) inizieranno dalla sala montata (asse più ruote) che si è spezzata quella maledeta notte. Esami e periti dovranno portare «particolare attenzione - così si legge nella descrizione dell'intervento - agli elementi che indicano lo stato di manutenzione e lo stato della fascetta ossidata in prossimità della mezzana». Ma sono previsti anche «l'esame delle superifici delle fasce di rotolamneto e dei dischid elle ruote» e «l'individuazione di zone potenzialmente interessate dal fuoco». Ironia della sorte, nel calendario messo a punto dai periti della Procura (e condiviso dagli altri) si legge una parola che è una spina nel fianco di tutta la vicenda: controllo ad ultrasuoni. Un controllo simile a quello che non avrebbe potuto non vedere - se fatto con la dovuta accuratezza - la "cricca" (frattura) nell'asse che poi si è spezzato. A partire dal 16 maggio sarà una vera e propria "pioggia" di ultrasuoni: più o meno come fare un trapianto di cuore ad un cadavere... L'intero susseguirsi degli esami sui pezzi del disastro saranno filmate dalla polizia giudiziaria (in questo caso la Polfer): una scelta che è stata considerata una garanzia da parte dei legali delle parti lese. In alcuni casi, infatti, si verificherà che i laboratori utilizzati non potranno contenere tutti i periti. Che potranno però seguire su uno schermo l'evolversi della prova e poi disporre del materiale filmato. Ai primi di giugno (le prove fissate indicativamente per il 7 e 8) occhi e mani dei periti si poseranno sulla cisterna che si è forata lasciando uscire il Gpl che ha poi portato il fuoco nelle cese di via Ponchielli e lungo le strade toccate dal disastro. A Viareggio sarà effettuato il prelievo di lamiera, mediante taglio della parte di "bombolone" forato. Durante le prove sarà fatta «particolare attenzione ai segni lasciati da oggetti strisciati sulla fiancata, all'angolazione del taglio, all'individuazione di zone affette dal fuoco». Ancora nelle stesse date saranno le parti di rete ferroviaria (picchetto e piegata a zampa di lepre) sotto esame: per entrambi i pezzi si procederà, tra l'altro, all'analisi chimica del metallo. Forse, però, sui binari della stazione di Viareggio - almeno secondo una delle tesi dell'accusa - andrebbe cercato qualcos'altro. Qualcosa su cui si sarebbe puntata anche l'attenzione della Polfer, fin dai giorni successivi al disastro: sui binari all'ingresso della stazione erano stati eseguiti o no dei lavori proprio nei giorni a ridosso del 29 giugno? Ed in particolare, quei lavori avevano riguardato o no un deviatore? È una domanda sospesa nell'aria da due anni: ma la documentazione necessaria a rispondere al quesito non sarebbe mai stata trovata.
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