Il dolore
Cocaina, trema la Versilia «bene»
Claudio Vecoli
Fra i clienti degli spacciatori anche molti rampolli della Forte che conta
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FORTE. Ora che la Guardia di Finanza ha scoperchiato la pentola, la Versilia «bene» comincia a tremare. Intercettato uno dei canali che riforniva di cocaina la Forte dei Marmi che conta, finiti in carcere i cinque insospettabili che approvvigionavano di polvere bianca i partecipanti agli esclusivi festini estivi nelle ville di Forte dei Marmi, in molti temono che l'effetto tsunami dell'inchiesta delle fiamme gialle possa travolgere anche molte famiglie in vista della ricca borghesia locale. Un esercito di clienti. Pedinamenti, controlli, intercettazioni telefoniche e ambientali avrebbero portato alla luce un giro di spaccio esteso e ben ramificato. Più di cinquanta «utilizzatori finali» sono stati individuati dalla Guardia di Finanza e presto saranno raggiunti dalla notifica di una loro segnalazione alla Prefettura in qualità di assuntori di cocaina. Si tratta di giovani tutti di età inferiore ai quarant'anni, in gran parte di Forte dei Marmi (o, comunque, versiliesi), rampolli di alcune delle famiglie vip dell'imprenditoria locale. Nell'elenco ci sono i nomi dei figli di titolari di prestigiosi stabilimenti balneari, di frequentatissimi ristoranti, di lussuosi alberghi, di rinomati negozi, di ricchi imprenditori. I loro nomi compaiono nelle intercettazioni quando ordinano la cocaina, anche se cercano di mascherare gli acquisti con un linguaggio in codice (una dose viene chiamata di volta in volta «un bacio» o «un cd»). E non si tratta di acquirenti occasionali. Ci sono clienti che fanno rifornimento due-tre volte la settimana. Pagando la cocaina fino a 80-100 euro al grammo (quasi il doppio rispetto al «prezzo di mercato»). Fitness & bamba. Lo spaccio di cocaina avveniva in più posti. Oltre alle abitazione dei dieci personaggi coinvolti (i cinque arrestati più i cinque a piede libero), mercoledì mattina la Guardia di Finanza ha effettuato numerose perquisizioni: nel negozio di abbigliamento «Jaggy» in via Spinetti di cui è direttore Dario Tonini, nell'azienda di marmo di Seravezza in cui lavorano Giorgio Conti e Bruno Buratti, nel bar pizzeria di Fiumetto dove fa il cameriere Filippo Lari e perfino in una esclusiva palestra di Forte dei Marmi di cui erano clienti sia Rosario Alessandro Garbo che Dario Tonini e in cui spesso (ovviamente all'insaputa dei titolari della palestra) avveniva il passaggio di cocaina fra i due. Durante le perquisizioni nelle case è spuntata altra droga (cocaina, ma anche hashish), alcune bilancine di precisione nonché oggetti per il confezionamento della sostanza stupefacente. L'aggancio nei locali. I contatti fra spacciatori e clienti - in primis con Rosario Alessandro Garbo, addetto alla security in molte discoteche - avveniva talvolta anche in alcuni fra i più celebri locali notturni della movida versiliese come il Twiga o il Kama Beach, dove Garbo lavorava con maggiore assiduità (i locali - è bene sottolinearlo - sono comunque risultati totalmente estranei allo spaccio). E spesso erano i clienti - grazie ad un tam tam sotterraneo - a farsi avanti per primi chiedendo dove poter acquistare cocaina. Il consumo vero e proprio, invece, avveniva lontano da occhi indiscreti: ville o appartamenti dove erano in programma festini esclusivi a base di droga e sesso. Affitti esentasse. A margine dell'inchiesta sono spuntate anche una serie di altre irregolarità nei confronti delle cinque persone arrestate. Una di loro, ad esempio, la scorsa estate avrebbe affittato la villa dove abita a Forte dei Marmi per una somma di circa 40mila euro. Cifra, naturalmente, riscossa in nero.
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