Sicurezza
«Giù le mani dalle nostre spiagge»
Matteo Tuccini
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SINDACI. I primi cittadini e i presidenti dei consigli comunali riuniti insieme allUna hotel I Comuni: per evitare le aste andremo fino alla Corte di giustizia europea
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VIAREGGIO. Togliete le spiagge dalle grinfie della direttiva Bolkestein. I 7 Comuni della Versilia fanno loro la richiesta degli imprenditori balneari, e approvano un documento unitario da inviare al Governo. In cui chiedono di strappare all'Unione europea l'esclusione delle concessioni demaniali dall'ambito di applicazione della direttiva Servizi, conosciuta con il tosto nome dell'ex eurocommissario olandese. L'obiettivo è evitare la messa all'asta delle concessioni, alla scadenza dell'attuale proroga (31 dicembre 2015). In parole povere, le licenze su cui si basano centinaia di stabilimenti andrebbero al miglior offerente, anche se non è dato capire quali saranno i criteri di assegnazione. Ma in questo caso - avvertono i Comuni - la Versilia è pronta ad andare fino alla Corte di giustizia europea, pur di difendere le imprese. «Serve la deroga». La chiave di volta - secondo la mozione approvata nel maxi consiglio comunale unificato all'Una hotel di Lido - viene identificata nella possibilità di rivedere il testo della direttiva stessa. Entro il 28 dicembre, infatti, a Bruxelles si farà il punto su come e quanto è stata applicata nei Paesi membri. A questa discussione, con ogni probabilità, saranno ammesse anche proposte e richieste di modifica. Ed è qui - secondo la Versilia - che il Governo deve intervenire. Motivando, ovviamente, l'esclusione delle concessioni dalla direttiva. I motivi. Finora i balneari hanno chiesto la deroga per motivi «di interesse generale», cioè per la questione della sicurezza e della tutela delle spiagge. A ciò i Comuni hanno deciso di aggiungere «la specificità del settore delle concessioni demaniali fortemente caratterizzato da rilevanti investimenti materiali e occupazionali, la sua unicità a livello europeo, il sussistere della libertà di stabilimento in ragione della vastità delle risorse naturali presenti lungo le coste italiane e la conseguente possibilità di rilascio di nuove concessioni». Insomma: secondo le amministrazioni, l'eccellenza delle imprese balneari e il fatto che la loro esistenza non pregiudichi né la libera concorrenza né la possibilità di aprire nuovi stabilimenti sono condizioni sufficienti perché l'Europa non decreti la loro distruzione.
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