Sicurezza
«Cremato per nascondere lo stato di abbandono»
L.C.
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UDIENZA. Il tribunale di Viareggio Le accuse di una donna al cognato per la morte dell'anziano suocero
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FORTE. «Mio suocero fu lasciato morire come un cane». Parolo dure quelle di Claudia Tarabella, la donna di Forte che accusa il cognato, Sandro Sacchelli, di aver falsificato due firme (quella del fratello e quella della madre) sui moduli per ottenere il via libera alla cremazione di Brunello Sacchelli. Il motivo, ha ventilato la donna, sarebbe stato quello di non far vedere le condizioni dell'anziano, morto a settembre del 2007. «Mio cognato - ha raccontato la donna - disse che Brunello doveva essere cremato subito. Non voleva far passare nemmeno le 24 ore previste dalla legge». Nella sua lunga deposizione, la signora Tarabella ha anche raccontato di come non avesse informato immediatamente suo marito Sergio, gravemente malato, della scomparsa del padre: «Lui lo seppe solo la mattina dopo, perché quando ritornai a casa stava riposando. Eppure sui moduli firmati per la cremazione del padre c'è la data del giorno del decesso». Proprio sull'autenticità delle due firme si incentra il processo a Sacchelli: nel dibattimento è entrata anche una dichiarazione che - ha detto la donna - il marito avrebbe firmato di fronte ai carabinieri spiegando di non aver sottoscritto mai alcuna richiesta di cremazione del padre. In realtà - ha corretto il tiro il comandante della stazione di Forte Giuseppe Alaimo - la dichiarazione venne presentata come allegato alla querela da parte della Tarabella, e solo in un secondo tempo riconosciuta come propria dal marito di quest'ultima. Diametralmente opposta, ovviamente, la ricostruzione che della vicenda fa la difesa di Sacchelli. Secondo la quale la Tarabella è mossa solo da motivi di eredità. Brunello Sacchelli, infatti, aveva un cospicuo patrimonio. Che, con un testamento del 2006, rimase tutto al figlio Sergio. Sulla questione ereditaria è nata anche una vertenza civile, chiusa poi con una transazione. Il giudice monocratico Gerardo Boragine ha aggiornato il procedimento a luglio, disponendo anche che i carabinieri prelevino dal comune di Forte dei Marmi gli atti della cremazione, anche per capire chi - materialmente - li ha consegnati agli uffici. Sarà poi sentito un testimone che era presente al momente della morte di Sacchelli e che dovrebbe confermare - secondo l'accusa - che la moglie di quest'ultimo era fermamente contraria alla cremazione del marito.
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