Sicurezza
Balneari in ansia«Ok, ma a Romachi ci difende?»
Matteo Tuccini
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VIAREGGIO. Ringraziano per l'appoggio le amministrazioni e i consigli comunali, per la prima volta riuniti insieme in una super assemblea all'Una hotel di Lido. Ma ricordano, se ce ne fosse bisogno, che il nodo della questione è a centinaia di chilometri da qui. A Roma.
Già, perché come rammenta il balneare Piero Bellandi, intervenuto in rappresentanza del Comitato No alle aste, «è stato il Governo ad aver fatto sin qui poco per difenderci». E dovrà essere Palazzo Chigi a dover innanzi tutto chiudere il contenzioso con l'Unione Europea per la mancata applicazione della direttiva Bolkestein, e poi chiedere a Bruxelles di togliere le concessioni demaniali dal campo di applicazione. Evitando le aste nel 2016.
Fino alla scorsa settimana si era occupato della questione il ministro Raffaele Fitto, ma il tavolo di trattative con i sindacati si è rotto e lui ha passato la palla al ministro per le politiche comunitarie. Che non c'è (dovrebbe essere nominato Claudio Scajola).
Su questo punto, Emiliano Favilla, assessore provinciale e presidente del Comitato, si dice tranquillo. «Intanto è stato importante portare i Comuni sulle nostre posizioni - dice - Questo è un dato di fatto che non si può dimenticare. La Versilia presenta la sua richiesta in maniera univoca alla presidenza del consiglio e ad alcuni ministri. Ora parte la fase che dovrà portare il Governo al confronto con l'Unione europea».
Per Vincenzo Lardinelli, presidente nazionale di Fiba Confesercenti, «il sostegno dei Comuni è un aspetto fondamentale. Altrettanto lo è individuare gli strumenti con cui la deroga alla Bolkestein verrà chiesta, e soprattutto da chi. Da questo punto di vista mi aspetto più concretezza, come ad esempio quella del sindaco Umberto Buratti che ha parlato di ridisegnare i confini del Demanio. Il no alle aste va bene, ma come ci si arriva?».
Secondo Carlo Monti, presidente dei balneari viareggini di Sib Confcommercio, «siamo tutti d'accordo sul principio, ma ora bisogna bussare alla porta dell'Unione Europea. Se il Governo è forte e vuole evitare le aste delle concessioni, siamo a cavallo. Se Roma se ne disinteressa, Bruxelles ci mette poco a farci una telefonata e a dirci che siamo fritti».
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