Attenzione
Il primo round al Tar aveva dato ragione a Mallegni
Manzione presenta il ricorso ma il Comune si fa da parte
Luca Basile
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Il comandante dei vigili Antonella Manzione 2 MINUTI DI LETTURA
PIETRASANTA. L'ex comandante dei vigili Antonella Manzione ricorre al Consiglio di Stato, contro il Comune, ma l'amministrazione Lombardi decide di non costituirsi in giudizio. Una scelta, quella della giunta di centrosinistra, che farà inevitabilmente discutere, a margine di una vicenda che si trascina da un decennio. E più precisamente dal 2002, quando l'allora sindaco Massimo Mallegni decise di rimuovere Manzione dall'incarico di comandante dei vigili, per affidarlo a Roberto Buratti (che ha poi passato il testimone, di recente, a Daniele De Sanctis, ndr). Atto impugnato dalla stessa Manzione davanti al Tar, che però, come si ricorderà, aveva nella sostanza dato ragione all'operato del Comune e, quindi, a Mallegni. Da qui la decisione, sempre di Manzione, di appellarsi in sede di Consiglio di Stato; ed è in questa fase, che entra in scena, o meglio ancora, non entra in scena l'amministrazione Lombardi. «Perché non ci siamo costituiti in giudizio? In realtà, non ne vediamo la necessità, alla luce del fatto che la pianta organica relativa al Comando di Polizia municipale è stata definita nel settembre scorso, con il concorso e la conseguente nomina di un nuovo comandante» - certifica, lapidario, Lombardi. Come a dire: l'iter giudiziale faccia pure il suo corso, noi non abbiamo motivo per non essere tranquilli. Tornando all'oggetto della querelle, Manzione, in sede di tribunale amministrativo regionale, aveva puntato l'indice contro le scelte dell'allora amministrazione Mallegni, motivo di «dequalificazione» e «danno curricolare» con annesso intento persecutorio, nei confronti della sua persona. Tesi, come detto, rigettate dal Tar, che aveva replicato, parlando di «insussistenza di interesse» dell'ex comandante a presentare il ricorso contro le delibere che disegnarono la nuova struttura del Comune. Secondo la sentenza, infatti, Manzione non avrebbe subito alcun danno, né di stipendio, né di curriculum con lo spostamento dalla dirigenza del settore «commercio, sviluppo economico e turistico e polizia urbana», a quello «sviluppo economico, attività produttive e politiche del lavoro», così come stabilito da Mallegni che, nel deliberarle, ancora a detta del Tar, non si era prefisso alcun intento persecutorio. Insomma, nessun siluramento, nessuna vendetta, ma lo spostamento ad altra struttura, che accorpava «le rilevanti funzioni dello Sportello unico per le attività produttive», cui si aggiungevano «le altrettanto rilevanti funzioni di gestione amministrativa delle aree demaniali marittime». Parole contestate e rigettate da Manzione e dai suoi legali, che appellandosi al Consiglio di Stato, chiedono oggi di annullare, o riformare la sentenza. E, di conseguenza, procedere contro il Comune.
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