Proteste
Caprili contro la Confesercenti
Contesta le aperture del 25 aprile e 1º Maggio
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VIAREGGIO. Milziade Caprili torna all'attacco e polemizza sulle aperture dei negozi previste per il 25 aprile (Lunedì di Pasqua) e Primo maggio (che quest'anno cade di domenica). «Faceva un certo effetto leggere, qualche tempo addietro - scrive l'ex vicepresidente del Senato - le anticipazioni di quello che poi sarebbe puntualmente accaduto e cioè l' apertura dei negozi il 25 Aprile e il 1 Maggio. Ricordo - con costernazione -il parere del direttore della Confesercenti che - udite, udite - sentenziava: «la discussione sull'apertura in alcuni giorni simbolici come il 1 Maggio (o il 25 Aprile) risente di un ideologismo e di una valenza politica fuori luogo». «Ideologia è termine che si è prestato, diciamo così, a diverse e qualche volta opposte valutazioni ed immagino che il direttore lo usi in senso "neutro" alla moda dell' ultima sociologia americana e cioè per indicare un sistema di idee, di credenze, di valori. Se fosse così non ci vedrei niente di strano a mantenere "ideologicamente" le festività del 1º maggio e del 25 Aprile a cui nemmeno il più bieco spirito mercantile potrebbe rifiutare lo status di grandi ricorrenze quanto meno nazionali e, per entrare a pieno titolo nella categoria demagogia, come immagino da parte di alcuni si dirà, costate assai a molte donne e molti uomini. O no? Quindi, e per venire a noi, il 25 Aprile è, per gli immemori o quelli che amano fare finta di niente, la festa della Liberazione e il 1 Maggio è la Festa dei Lavoratori e da che mondo è mondo una festa significa che si sta a casa e non si lavora. Poi disponibilissimo a parlare di ideologie e bassa politica. O ancora meglio, e con più frutto e seguendo i consigli del vecchio adagio popolare per cui "ciabattino fai il tuo mestiere", chi di dovere dovrebbe discutere non solo delle tariffe comunali o statali applicate al commercio e di una sacrosanta protesta contro balzelli che vengono, quelli si, sempre moltiplicati per cui la stessa vita di una attività risulta di difficilissima gestione. «Penso al fatto - conclude il suo intervento il consigliere comunale di minoranza - che si fa un gran parlare del piccolo commercio che non è in realtà tutelato, della zona del Piazzone che è ben lontana dall'essere o sperare di divenire un centro commerciale naturale, alternativo all'imperante grande distribuzione di cui senza vergogna si ipotizza un ulteriore allargamento. (a proposito del mercato del Piazzone: ma non si poteva proprio fare niente contro, si contro, l'attuale ripetitività di banchi che vendono tutti la stessa merce che ha attinenza con le vocazioni commerciali della città come io con la cibernetica?)». P.L.
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