Il Tirreno

Versilia

Con l’allontanamento dall’abitazione il rischio è che i bambini le vengano tolti

«Non portatemi via i figli»

 Alessandro Bartolini
<b>PROTESTA.</b> Il municipio di Viareggio
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PROTESTA. Il municipio di Viareggio

L'appello di una madre che lunedì sarà sfrattata

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 VIAREGGIO. Il terrore che una madre ha di vedersi togliere i propri figli è una di quelle sensazioni che nessuno può immaginare. Teresa Di Lorenzo invece la conosce bene e ci convive da un anno e mezzo. Lei, 34 anni, lunedì riceverà un ordine di sfratto, e i suoi pensieri girano senza sosta intorno ad una domanda: «Che fine faranno i miei due bambini?». La storia di Teresa e di suo marito Marco Antonio, è una storia difficile. Partiti dalla Sicilia in cerca di un lavoro, da nove anni vivono a Viareggio, dove le cose sembravano andare meglio. Almeno fino ad un anno e mezzo fa, quando il marito, operaio in una ditta navale, perde il lavoro e insieme al lavoro la possibilità di pagare quell'affitto di 700 euro al mese per la casa in via Giovanni Corrao (zona Esselunga). Iniziano ad arrivare gli ordini di sfratto (tre in un anno e mezzo) e intervengono i servizi sociali. A marzo 2010 una boccata di ossigeno: la famiglia riesce a ottenere un contributo in conto affitto di 1.300 euro. L'unico in tutto questo tempo, perché lei non sa e l'assistente sociale non le fa sapere, che avrebbe avuto il diritto ad un altro, che le avrebbe permesso di tirare la seconda boccata di ossigeno. Ma così non è andata.  Intanto lunedì si avvicina, e questa volta la paura che lo sfratto sia definitivo e che i figli le siano portati via, non le da tregua. «Se interviene l'ufficiale giudiziario, oltre a toglierci il tetto, ci toglieranno anche i nostri due figli, una ragazzina di 12 anni e un bambino di 7». Le paure di Teresa sono fondate. Se i genitori non possono garantire un'abitazione, i servizi sociali hanno l'obbligo di dare un alloggio ai minori. Dove? In una casa d'accoglienza, molto probabilmente all'istituto De Sortis, in ogni modo verrebbero sottratti alla famiglia.  A meno che, anche questa volta lo sfratto non sia definitivo, ma sarebbe una magra consolazione, perché tanto prima o poi lo diventerà. Una soluzione più sicura potrebbe essere la sistemazione in una proprietà del comune. «A me va bene tutto basta che non me li portino via!». Inizia a tremare la voce di Teresa, e l'orgoglio siciliano fa spazio a un singhiozzo da mamma. Il sindaco Lunardini che conosce questa storia, ipotizza la temporanea sistemazione in una pensione, un'alternativa che, quanto meno, manterrebbe unito il nucleo familiare. Anche Isaliana Lazzerini, consigliere della Federazione della Sinistra, conosce bene la vicenda e lancia un appello: «Invece della pensione, il comune ha fra le mani una soluzione più economica per le sue tasche e comoda per Teresa e i figli. Potrebbe infatti, sistemare temporaneamente la coppia in un piccolo appartamento di sua proprietà in piazza Cavour, scaccerebbe così l'ipotesi inaccettabile di affidare i figli ad un istituto. Magari il padre potrebbe anche essere impiegato come guardiano in piazza Cavour per permettersi di pagare l'affitto».

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