Il dolore
Imprenditore edile arrestato per estorsione
Claudio Vecoli
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L’ingresso di Vado. A fianco una pattuglia dei carabinieriMolotov e proiettili per minacciare i proprietari di una villa dopo un contenzioso
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CAMAIORE. Aveva eseguito dei lavori edili in una villa di Vado, sulle colline di Camaiore. Ma sulla riuscita di quei lavori era nato un contenzioso da ottantamila euro con i proprietari della villa che era sfociato in una causa civile che aveva dato ragione a questi ultimi. Lui, però, quei soldi li voleva ad ogni costo. Tanto da mettere in pratica una serie di pesantissime minacce: lettere intimidatorie, un proiettile fatto recapitare a casa, una bottiglia molotov lanciata nel giardino e rimasta fortunatamente inesplosa.
Fino ad arrivare ad allusioni più o meno velate al figlio dei proprietari della villa («Sappiamo dove va a scuola») pronunciate da qualche emissario ben poco raccomandabile. Una escalation che però si è conclusa l'altro ieri, quando i carabinieri della stazione di Camaiore sono andati ad arrestarlo a Massa, dove vive e lavora. A finire in carcere con l'accusa di estorsione, minacce e atti indimidatori in concorso con ignoti Vittorio Nicolini, sessantatré anni, un imprenditore edile residente in via Zara a Massa. Tutto è iniziato quando le due vittime dell'estorsione - un insegnante lui, una impiegata lei - hanno chiesto all'uomo di eseguire alcuni lavori alla villa di loro proprietà sulle colline nei pressi di Vado. Lavori che la coppia ha contestato perché non eseguiti a regola d'arte. Ne è nata una controversia civile sfociata poi nelle aule del Tribunale di Viareggio, con i giudici che nel febbraio scorso hanno dato torto all'imprenditore edile massese. Vittorio Nicolini ha così deciso di farsi «giustizia» da solo. E, secondo le prove raccolte dai carabinieri di Camaiore in quattro mesi di indagini, l'imprenditore ha cominciato a minacciare marito e moglie con metodi sempre più pesanti. Dagli «avvertimenti» fatti recapitare da personaggi senza troppi scrupoli (e al momento rimasti senza nome), all'invio di un proiettile, fino alla rudimentale mototov lanciata contro la villa. Ma le «attenzioni» hanno riguardato anche il figlioletto della coppia, con allusioni a dir poco preoccupanti. Proprio quest'ultime hanno convinto i proprietari della villa a raccontare tutto ai carabinieri di Camaiore. Gli uomini dell'Arma hanno così iniziato le indagini ed hanno raccolto una serie di prove nei confronti dell'imprenditore che hanno convinto il giudice per le indagini preliminari, Marcella Spada Ricci, a firmare l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'altro ieri i carabinieri si sono così presentati nell'abitazione massese di Vittorio Nicolini e lo hanno portato in carcere a Massa dove è tutt'ora rinchiuso a disposizione dei magistrati.
Fino ad arrivare ad allusioni più o meno velate al figlio dei proprietari della villa («Sappiamo dove va a scuola») pronunciate da qualche emissario ben poco raccomandabile. Una escalation che però si è conclusa l'altro ieri, quando i carabinieri della stazione di Camaiore sono andati ad arrestarlo a Massa, dove vive e lavora. A finire in carcere con l'accusa di estorsione, minacce e atti indimidatori in concorso con ignoti Vittorio Nicolini, sessantatré anni, un imprenditore edile residente in via Zara a Massa. Tutto è iniziato quando le due vittime dell'estorsione - un insegnante lui, una impiegata lei - hanno chiesto all'uomo di eseguire alcuni lavori alla villa di loro proprietà sulle colline nei pressi di Vado. Lavori che la coppia ha contestato perché non eseguiti a regola d'arte. Ne è nata una controversia civile sfociata poi nelle aule del Tribunale di Viareggio, con i giudici che nel febbraio scorso hanno dato torto all'imprenditore edile massese. Vittorio Nicolini ha così deciso di farsi «giustizia» da solo. E, secondo le prove raccolte dai carabinieri di Camaiore in quattro mesi di indagini, l'imprenditore ha cominciato a minacciare marito e moglie con metodi sempre più pesanti. Dagli «avvertimenti» fatti recapitare da personaggi senza troppi scrupoli (e al momento rimasti senza nome), all'invio di un proiettile, fino alla rudimentale mototov lanciata contro la villa. Ma le «attenzioni» hanno riguardato anche il figlioletto della coppia, con allusioni a dir poco preoccupanti. Proprio quest'ultime hanno convinto i proprietari della villa a raccontare tutto ai carabinieri di Camaiore. Gli uomini dell'Arma hanno così iniziato le indagini ed hanno raccolto una serie di prove nei confronti dell'imprenditore che hanno convinto il giudice per le indagini preliminari, Marcella Spada Ricci, a firmare l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'altro ieri i carabinieri si sono così presentati nell'abitazione massese di Vittorio Nicolini e lo hanno portato in carcere a Massa dove è tutt'ora rinchiuso a disposizione dei magistrati.
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