Il Tirreno

Versilia

Svincoli, a rischio 733 camere

 Marco Pomella
Anche lo storico hotel Bixio nella lista dei potenziali svincoli
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Anche lo storico hotel Bixio nella lista dei potenziali svincoli

Tanti gli hotel in attività che potrebbero trasformarsi in case

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 CAMAIORE. Per il sindaco Giampaolo Bertola e la sua amministrazione la scelta fatta porterà benefici turistici ed una riqualificazione del patrimonio edilizio della costa. Ma, dopo l'approvazione della variante dello svincolo alberghiero, sulla base dei numeri in ballo, il rischio è quello di stravolgere l'intero sistema economico di Lido.  Se tutti gli hotel che ne hanno la possibilità chiedessero lo svincolo sparirebbero, infatti, in un sol colpo 733 camere.  E' quanto emerge dal quadro conoscitivo, redatto dall'ufficio edilizia privata del Comune. Sulla lista appaiono i nomi di 45 hotel, sparsi qua e là su Lido; sono quelli che potrebbero usufruire del "famoso" svincolo, quello per trasformare strutture alberghiere in appartamenti.  I parametri da rispettare, per poterlo fare, sono due: o la struttura è chiusa da una decina d'anni, oppure è troppo piccola (dove per troppo piccola si intende che non arrivi a 15 camere sul lungomare, o a 25 per il resto di Lido). Tutte e 45 le strutture elencate, secondo gli uffici, rispettano queste condizioni.  Si parla di hotel da una, due o tre stelle, e di edifici dai due ai sei piani. Se, per assurdo, tutte le strutture chiedessero lo svincolo, si perderebbero, complessivamente, 733 camere (come minimo, perché in realtà di alcuni hotel non è riportato il numero esatto di camere). Che, tradotto, significherebbe dire addio ad almeno 1.225 posti letto (anche in questo caso il numero è approssimato per difetto).  Certo, per fare spazio, nelle idee del Comune, ad appartamenti che ospiterebbero, comunque, turisti (con affitti estivi e seconde case), ma di sicuro di altro tipo, rispetto a chi sceglie un albergo.  Il sindaco, nello spiegare le sue scelte, dice che la maggior parte di questi hotel è chiuso. Oppure non è in grado di venire incontro alle mutate esigenze del turista (perché, a suo avviso, non riuscirebbe ad ospitare un bus pieno di turisti).  Basta però, dare una rapida occhiata al quadro conoscitivo (del Comune, ribadiamo) per accorgersi, come delle 45 strutture in elenco sono solo sette quelle che risultano chiuse, il resto (38) risultano, invece, attive e aperte.  Sfogliando l'elenco emerge anche altro. Ossia, che non solo molte di queste strutture che lavorano, ma che hanno anche elementi di pregio. Alcuni esempi? L'hotel "Alice" ha degli elementi decorativi sulla facciata, "I Pini" è considerata «di pregio», per quanto riguarda l'intera struttura, l'"Eros" ha una decorazione sulla facciata considerato un «elemento architettonico di pregio», del "Regina" non si può modificare, né la scalinata, né la facciata. E così via: sono 16 le strutture che l'ufficio considera avere elementi da preservare (che siano fregi, scalinate o alberature). Senza contare quello che il Pd sostiene da tempo: «Il 75% delle gestioni non coincide con le proprietà: ci troveremo con i proprietari che vogliono svincolare, e famiglie di gestori all'improvviso senza lavoro».  Quanto affermato finora è, ovviamente, solo una possibilità. Del resto, l'amministrazione si fa forte dei dati concreti, sia quelli delle presenze turistiche, che quelli del saldo tra camere perse e camere acquistate. Chiaro, in questo senso, era stato qualche giorno fa il consigliere delegato all'edilizia privata Riccardo Bonuccelli. «Nel maggio 2005 c'erano 2.168 camere, nel giugno 2010 erano 2.254: negli ultimi 5 anni si sono avute 86 camere in più, non in meno».

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