Sicurezza
Caso della lapide, querela Clerici archiviata
Donatella Francesconi
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SVITATA. La lapide al Centro congressi fotografata il 20 settembre 2010 2 MINUTI DI LETTURA
VIAREGGIO. Lapide al Centro congressi, la vicenda del tentativo di rimozione - con lo strascico di una vicenda giudiziaria durata due anni e mezzo - si chiude con l'archiviazione della querela avviata da Manuela Clerici (nella foto), allora presidente della società pubblica "Viareggio Versilia congressi", nei confronti dei due dipendenti della struttura, Roberto Mencarini e Franco Pollacci. Mencarini, quel 20 settembre del 2008, rispose ai giornalisti che chiedevano spiegazione sul perché alla lapide dedicata all'eccidio di Stazzema perpretato dai nazifascisti mancassero alcune borchie e viti: era stato il collega Pollacci - dichiarò Mencarini - ad informarlo della indicazione data dalla presidente Clerici affinché la lapide fosse svitata e rimossa. La vicenda finì immediatamente sui giornali, in televisione, nei siti e blog cittadini. Molti dei quali non filtrano il dibattito, con il risultato che nella Rete si trovarono molte prese di posizione offensive nei confronti di Manuela Clerici. La quale presentò una querela a tutto campo, comprensiva delle dichiarazioni dei due dipendenti e di tutto quanto era riuscita a reperire e contestare tra stampa e Internet. Oggi, il Tribunale di Lucca (pm Giuseppe Amodeo, gip Marcella Spada Ricci) ha deciso di archiviare la querela di Clerici, rilevato anche «come non sia stato possibile individuare gli autori delle espressioni realmente diffamatorie», come scrive il giudice per le indagini preliminari in relazione al materiale diffuso via Internet. L'avvocato Riccardo Carloni, difensore di Pollacci e Mencarini, ha ricordato gli interrogatori «molto precisi e diffusi» cui sono stati sottoposti i suoi clienti, ma anche le testimonianze che sono state raccolte: «Alla domanda come mai proprio in quel giorno alla lapida mancavano alcune borchie - spiega il legale - c'è qualcuno che ha spiegato perché». Spiegazione che, evidentemente, il Tribunale ha ritenuto esausitive: «La querela nei confronti di Mencarini e Pollacci - spiega Carloni - era stata intentata dalla presidente Clerici imputando ai miei clienti di averle attribuito dichiarazione false nel raccontare dell'ordine ricevuto». Il pubblico ministero, però, ha ritenuto di chiedere l'archiviazione «rilevato che all'esame degli atti non emergono estremi di reità». Dunque - sottolinea Riccardo Carloni - «i miei clienti non hanno commesso il reato di calunnia nelle dichiarazioni che all'epoca rilasciarono». E allora - è la dichirazione dei due dipendenti del Centro congressi - «si dimostra che noi abbiamo detto la verità riferendo che la presidente aveva intenzione di togliere la targa. Giunta e maggioranza l'hanno protetta, quando con una commissione comunale si poteva arrivare alla verità in dieci giorni».
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