Il Tirreno

Versilia

Incarico a Belli, fumata nera

Donatella Francesconi
Un’immagine dell’ultima edizione del Premio Viareggio
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Un’immagine dell’ultima edizione del Premio Viareggio

Resta l'idea di cambiare ma l'atto va revocato

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 VIAREGGIO. «La proposta Belli non è formalmente recepibile? Va bene. Rimedieremo all'errore tecnico senza gettare fango su nessuno e Belli è un cittadino che ci ha consegnato un'idea». Finisce con queste parole del sindaco Lunardini la commissione cultura, convocata alla presenza dei capigruppo, che non ha esaminato il lavoro consegnato al primo cittadino come «da incarico affidatomi, a firma del dirigente Martelli a seguito di quanto convenuto con il sindaco e l'assessore alla cultura», come scrive Belli nel testo presentato.  «Resta la volontà - ha ribadito più volte Lunardini - di riprendere in mano il Premio Viareggio». Più drastico il direttore generale del Comune, Edoardo Rivola, che non mancato di mostare come non corra buon sangue tra lui ed Aldo Belli: «Solo l'ente pubblico può giudicare la leggitimità o meno di un proprio atto», ha risposto Rivola all'ex assessore alla cultura. Alla domanda, però, sui tempi per avere l'atto concreto di annullamento della determina di incarico a Belli, Rivola ha tergiversato: «Non posso obbligare il dirigente a alla revoca». Nel caso di un rifiuti, però, «si può cambiare dirigente. E chi verrà dopo avrà l'incarico di annullare la determina».  Dura la replica di Aldo Belli: «Viste le dichiarazioni rese in commissione dal sindaco Lunardini, a proposito delle revoca del mio incarico, confermo che lo stesso incarico per lo studio di una revisione istituzionale, organizzativa e finanziaria, del Premio Viareggio è stato a me affidato dal sindaco di concerto con l'assessore alla cultura, negli ultimi giorni del dicembre 2010. Poi è stato richiesto al dirigente Martelli di formalizzarlo con un adetermina della quale il sindaco è ovviamente a conoscenza dal 31 gennaio scorso».  Belli squaderna le carte: una mail del 2 marzo scorso nella quale lui ringrazia Lunardini «per la fiducia concessa» e annuncia di aver «già cominciato a lavorare per gli scopi che ci siamo prefissi». Inviata a mezzogiorno, la comunicazione riceve risposta alle 21,16 dalle mail del sindaco Lunardini che scrive: «Grazie a te!».  Insomma: tutti sapevano. E c'è da sperare che il direttore generale non impieghi cinque mesi ogni volta che va "intercettato" un atto dei dirigenti che non è legittimo. Tutti sapevano e volevano. Salvo chinare il capo davanti a ben altra posizione che poco ha a che fare con lo Statuto del Premio: l'annuncio dell'attuale presidente del "divorzio" tra manifestazione e città che l'ha visto nascere.

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