Il Tirreno

Versilia

Indotto a terra per il timore delle aste

Marco Pomella
Indotto a terra per il timore delle aste

Niente investimenti su sdraio, ombrelloni e cabine

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 VIAREGGIO. Cali negli ordini del 30, 50 o addirittura 80 per cento rispetto allo scorso anno. Lavoratori stagionali che ormai sono solo un lontano ricordo. Se il signor Bolkestein, o meglio la direttiva europea che porta la sua firma, fa urlare di rabbia i balneari, che rischiano di vedere le loro concessioni andare all'asta, chi ne risente già è il mondo dell'indotto.  Tutte quelle attività che fornivano accessori, servizi, sdraio, ombrelloni e pattini. Con il rischio dell'asta i balneari non investono più, e le aziende dell'indotto stanno per finire con le gambe all'aria.  Chi gestisce un bagno, con la paura di perdere tutto tra qualche anno, ha smesso di investire.  Lo dimostra, ad esempio, il trend di Lido di Camaiore: negli ultimi anni rinnovavano completamente almeno 6-7 stabilimenti a stagione, quest'anno solo uno. E lo confermano le parole di due delle aziende della zona leader del settore, la Barsanti Mario delle Bocchette e la viareggina Gama Beach.  La prima è specializzata in lavorazioni in legno: cabine, strutture dei bagni, gazebo, pavimenti.  «Negli anni passati - dice una delle titolari della Barsanti - si viaggiava sull'ordine di 2-3 bagni rifatti da capo, e molti stabilimenti che aggiungevano qualche cabina. Ora le ricostruzioni totali sono ferme del tutto. E le cabine calate più della metà». La produzione ne risente molto. E ovviamente anche la forza lavoro necessaria.  «Abbiamo tre dipendenti. Gli scorsi anni, per la mole di lavoro, prendevamo 4 o 5 lavoratori stagionali. Quest'anno ci basta il nostro personale».  Situazione simile quella che descrive Andrea Gazzentini, da oltre 40 anni titolare della Gama Beach, ditta di Viareggio specializzata in sdraio, ombrelloni, teli e piccoli natanti.  «Rispetto allo scorso anno - conferma - abbiamo il 30% in meno di lavoro. Alcune ditte da cui noi ci riforniamo hanno addirittura messo in cassa integrazione i loro dipendenti, ad esempio quelle che costruiscono pattini. Noi non arriviamo a questo: ma ci facciamo bastare i nostri 7 dipendenti e non ricorreremo, come facciamo sempre, ad altri lavoratori di cooperative».  Nessuno investe più nelle strutture balneari. E chi lo fa, dice Gazzentini, sta attento a quanto spende, molto più degli anni passati. «Le stagioni scorse - racconta - lavoravamo tanto nella sostituzione di sdraio e ombrelloni. Ritiravamo quelli vecchi e ne vendevamo nuovi. Ora invece c'è la tendenza a risparmiare anche su questo: si sostituiscono i teli di sdraio e ombrelloni. Ma le strutture, finché tengono, vengono riutilizzate. Noi lavoriamo male in questo modo: non ci sono certezze, non ci sono investimenti. Infatti anche noi siamo andati a protestare a Roma».  Questi sono sollo due esempi, ma sono tante altre le aziende in crisi o in seria difficoltà per l'incognita Bolkestein. Ripercussioni in negativo le hanno anche le aziende che distribuiscono generi alimentari e bibite. Per non parlare delle banche, a cui ormai nessuno stabilimento si rivolge quasi più per chiedere finanziameti e prestiti.

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