Il Tirreno

Versilia

E lo Stato si prende la discoteca

Matteo Tuccini
E lo Stato si prende la discoteca

Incamerato il Nabilia: «Difficile rimozione». Il patron: «Faccio ricorso»

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«L'avessi saputo, col cavolo che ci avrei fatto i lavori». Piero Pasquini, storico imprenditore dell'intrattenimento in Versilia, non riesce proprio a buttarla giù. «In pratica - dice - lo Stato si è preso un immobile nuovo di zecca, con licenza di bar, ristorante e discoteca, senza tirare fuori un euro. Io, invece, ci ho rimesso 5 o 6 milioni, solo calcolando il valore del fabbricato».

L'immobile in questione è la discoteca Nabilia, erede di una lunga tradizione di divertimento sul lungomare di Lido. E che è stata ingoiata dall'appetito vorace dell'Agenzia del Demanio. Il motivo? La struttura è stata considerata di difficile rimozione. Secondo il Codice della navigazione, infatti, le «opere non amovibili» realizzate in un'area sottoposta a concessione demaniale devono essere incamerate, appunto, dal Demanio. È l'incubo che hanno tanti proprietari di stabilimenti balneari - in aggiunta alle temute aste delle concessioni - e cioè vedere inghiottite strutture realizzate negli anni passati con i propri quattrini. E contro questo rischio le associazioni di categoria si sono pronunciate più volte, chiedendo alla politica di porre un freno agli incameramenti e di mettere mano a una definizione più specifica e aggiornata di «difficile rimozione».

Nel caso del Nabilia, che sorge accanto al bagno Tucano, è successo proprio quanto tanti imprenditori temono. E che è già avvenuto, tra l'altro, per diversi locali sul lungomare della Versilia. «Non ci sto, darò battaglia». Pasquini, però, non vuole arrendersi. E dice che farà ricorso contro questo provvedimento. «È una vicenda grottesca - dice - avevamo deciso di ristrutturare il fabbricato nel 2004, rimettendolo in pratica a nuovo nel corso di questi 6-7 anni. E proprio esaminando le caratteristiche antisismiche contenute nel progetto dell'ingegner Florio Paoli ci è stato fatto presente dal Genio civile che la struttura sarebbe stata considerata di difficile rimozione. A quel punto è iniziata la pratica per l'incameramento». L'effettiva entrata in possesso da parte dello Stato avverrà nel 2014.

«Il Demanio ha calcolato 10 anni a partire dall'inizio dei lavori - dice Pasquini - nel frattempo, con ogni probabilità, mi verrà aumentato il canone demaniale. E quando scadrà la concessione ci sarà un ulteriore aumento, perché il valore della concessione è stato incrementato. Grazie agli interventi pagati da me stesso». Tecnicamente, però, non sarà facile opporsi alla procedura. «Lo so, ma qui è una questione di principio. Ritengo che si tratti di un ingiusto arricchimento da parte dello Stato».

Scappatoie? La corsa all'incameramento rischia di diventare una vera e propria linea dell'ente pubblico, in vista della messa a gara delle concessioni nel 2016. I balneari, insomma, hanno paura che si cerchi di anticipare di qualche anno la battaglia per l'occupazione delle spiagge. Eppure qualche legale ha già proposto una possibile scappatoia, che pare sia stata usata soprattutto a Forte. I periti, certificando gli interventi fatti nei bagni, li hanno definiti di «non facile rimozione». Una definizione che sta esattamente a metà tra i due poli - facile e difficile - e che pare aver scoraggiato il Demanio ad appropriarsi dei fabbricati. Ma sull'argomento, è chiaro, si preparano scontri tremendi da qui ai prossimi anni.

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