Il dolore
Vedette e fischi per lo spaccio
Alessandro Bartolini
Nella pineta di Ponente, in pieno giorno: modalità e prezzi
3 MINUTI DI LETTURA
VIAREGGIO. «Amico, tutto a posto?». Esplode il primo caldo, e la primavera spinge a lasciare il divano per una passeggiata, un po' di jogging, un giro col cane, un gelato con i bambini. Dove? In pineta, quella di Ponente, vero e proprio parco cittadino. Ma basta mettere un piede fuori dal viale Capponi, inoltrarsi nell'interno, nel suo "lato nero", per rendersi conto che non c'è stagione che tenga, di giorno e di notte, per il mercato all'aperto della droga. Sul viale i Chioschi, per bibite e panini. Tra alberi e cespugli, invece, le panchine adibite a sportelli della droga. Basta fingersi acquirenti e in un batter d'occhio si è avvicinati da pusher. «Amico! Tutto a posto?», questo il copione per l'approccio. Principalmente bivaccano in attesa di clienti sul lato che si affaccia sulla via Fratti, all'altezza del supermercato Conad, esclusivamente nordafricani, gruppetti di 4-5 persone, la maggior parte giovanissimi che in un italiano arabeggiante ti propongono la mercanzia e il relativo "listino prezzi". Otto-dieci euro per un grammo di hashish, 70-80 per uno di "bubi" (cocaina), 40 per chi si accontenta di mezzo grammo. Sembra invece introvabile la marjuana e anche l'eroina pare essere passata di moda. Ma è con il calare del sole che il "supermarket della droga" fa affari d'oro, l'orario di apertura si prolunga fino a notte fonda e il via vai di clienti (quasi esclusivamente italiani) è continuo. Col buio i punti nevralgici dello spaccio si spostano sul lato di via Buonarroti, nelle vicinanze delle molle. Non cambia la mercanzia e nemmeno l'identikit dei pusher. Basta un fischio: una vedetta "pulita", che non ha con sé droga, si avvicina per avviare la contrattazione. Intanto nei paraggi si aggira un complice in bicicletta, con la merce divisa in dosi, già pronta. Nel caso si volesse concludere l'affare, lo scambio deve essere fulmineo e la bicicletta è il mezzo ideale per scappare nell'oscurità in caso d'intervento delle forze dell'ordine. In vista dell'estate gli abitanti della zona hanno alzato la voce per denunciare la situazione. I fischi sono la colonna sonora delle passeggiate in pineta, anche in pieno pomeriggio, raccontano furiosi i tanti genitori che portano i bambini a giocare nella zona del laghetto dei cigni. Gli uffici della Questura e le redazioni dei giornali sono presi d'assalto dalle mail esasperate dei risiedenti. Ma sembra che lo status quo sia condannato a rimanere quello che è. Anche se i controlli di polizia e carabinieri sono costanti: di giorno la squadra a cavallo perlustra palmo a palmo la pineta e non c'è sera che una volante non passi in zona. E nel periodo di Carnevale si sono contati arresti e sequestri di sostanze. Non più tardi di domenica il sindaco Lunardini ha inviato una lettera al ministro dell'interno Maroni per chiedere un rinforzo di agenti così da fronteggiare l'escalation di criminalità che si registra nell'ultimo periodo in città e da poter impiegare per un maggior controllo della pineta. Ma sembra quanto meno improbabile che il ministro sia in grado di dare una risposta rapida alle richieste del primo cittadino, visto che il Viminale si trova impegnato a risolvere la ben più grave emergenza immigrazione. Sta di fatto che nella nostra "Scampia verde", lo sradicamento dello spaccio sembra un problema ben lontano dall'essere risolto. Anche perché la manovalanza fra i pusher è facilmente reperibile e la domanda di droga è innegabilmente alta. Insomma, se per la questione "incuria", squadre di volenterosi cittadini si organizzeranno per dare una ripulita alla pineta, per "le pulizie di primavera" dello spaccio bisognerà attendere ancora un po'.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
