Il Tirreno

Versilia

Ipoteca illegittima, Equitalia va ko

Luca Cinotti
<b>TASSE.</b> Un ufficio di Equitalia
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TASSE. Un ufficio di Equitalia

L'iscrizione era stata fatta a un'anziana per una somma di soli 6mila euro

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 VIAREGGIO. Vedersi ipotecata la casa da Equitalia nonostante che la legge lo vietasse. È capitata a un'anziana signora versiliese, che si è rivolta ai legali dell'Adusbef Toscana per aver ragione contro la società che si occupa di riscuotere i crediti degli enti pubblici.  Alla fine la commissione tributaria ha dato ragione alla signora, che si è vista "restituire" l'abitazione. Ed Equitalia ha dovuto soccombere anche in un'altra causa, questa volta per alcune cartelle esattoriali non correttamente notificate.  L'ipoteca "vietata". Il primo caso parte da una controversia di un'ottantenne con un'azienda immobiliare. In breve, la signora riesce a ottenere dal giudice un decreto ingiuntivo a suo favore per una cifra ampiamente superiore ai 120mila euro. Il problema è che, in questo caso, si prevede un'imposta di registro, che assomma a circa 6mila euro. La signora, però, attraversa un periodo di difficoltà e non riesce a pagare. Dopo poco Equitalia passa ai fatti, iscrivendo un'ipoteca sull'abitazione della donna.  I legali dell'Adusbef, però, hanno contestato l'impossibilità, per l'esattore, di ricorrere a questo mezzo. La legge, infatti, prevede che l'espropriazione immobiliare sia prevista solo per cifre superiori agli 8mila euro. E a questa "tagliola" soggiace anche l'iscrizione ipotecaria. Che, in una sentenza delle sezioni unite della Cassazione, è stata definita «atto strumentale e preordinato» all'espropriazione stessa. Con la sua sentenza di pochi giorni fa la commissione tributaria provinciale di Lucca ha dato ragione alla donna, annullando l'atto impugnato. Tuttavia, la signora dovrà pagarsi le spese legali, visto che queste ultime sono state "compensate" (in sostanza, ognuna delle parti liquiderà i propri avvocati).  L'indirizzo inesistente. Un altro recente caso ha visto Equitalia avere la peggio in un giudizio. Questa volta, oggetto delle attenzioni della società era un imprenditore viareggino, che aveva subìto un accertamento Irpef per cifre superiori a 120mila euro. Nel frattempo, tuttavia, l'uomo aveva spostato la propria residenza da Viareggio a Milano. Informando di questo sia il Comune che - soprattutto l'Agenzia delle Entrate.  Per un evidente difetto di comunicazione, tuttavia, le cartelle di Equitalia sono arrivate al vecchio indirizzo. Il messo, constatato che l'uomo non era raggiungibile, aveva depositato i plichi presso il comune. Che, però, non è tenuto a contattare il contribuente ma, semplicemente, ad affiggere l'avviso di deposito all'albo pretorio. Una procedura, questa, che in Versilia riguarda ormai centinaia di persone ogni mese.  Il risultato è stato che Equitalia ha imposto un'ipoteca per il valore di tre milioni di euro sull'abitazione dell'uomo. Che - una volta avuta notizia di questo dalla propria banca - ha deciso di ricorrere alle vie legali. Per lui, però, è cominciato un vero e proprio calvario. Prima, infatti, ha chiesto a Equitalia di avere le relate di notifica. L'agente della riscossione si è rifiutato di esaudire questa richiesta e l'imprenditore, allora è stato costretto a rivolgersi al Tar della Campania (l'accertamento Irpef, infatti, risaliva al tempo nel quale l'impresa dell'uomo aveva sede a Salerno). Il tribunale amministrativo, dopo cinque mesi, impone a Equitalia di far vedere le relate. Un obbligo che cade, però, nel vuoto. A questo punto l'imprenditore decide di rivolgersi comunque alla commissione tributaria provinciale. Che, dopo un altro anno e mezzo, annulla l'iscrizione ipotecaria e le cartelle. Insomma: quasi due anni per ottenere un risultato che - secondo gli avvocati dell'Adusbef - doveva essere riconosciuto fin dall'inizio da Equitalia.  

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