Il Tirreno

Versilia

Premio Viareggio, arriva Calabrò

Donatella Francesconi
<b>EVENTO FLOP.</b> L&#146;assessore Ciro Costagliola e, alle spalle, presidente e giurati del premio letterario nella serata dello scorso anno
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EVENTO FLOP. L’assessore Ciro Costagliola e, alle spalle, presidente e giurati del premio letterario nella serata dello scorso anno

È il nome per la presidenza nel progetto di rilancio firmato Aldo Belli

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 VIAREGGIO. Sarà il consiglio comunale a giudicare il progetto di rilancio del Premio Viareggio. Progetto illustrato mercoledì al sindaco Lunardini dall'ex assessore Aldo Belli, chiamato a cimentarsi nell'impresa dallo stesso Lunardini e da Ciro Costagliola, vice sindaco con delega alla cultura. Belli, è decisamente una sfida candidarsi al "rilancio" dello storico Premio letterario, simbolo della città. Sia pur per la cifra simbolica di 1 euro. Che dice, la vince?  «Sindaco e assessore hanno avuto molto coraggio ad affidarmi la loro fiducia: sapevano che, non avendo alcun interesse personale, avrei seguito solo l'interesse del Premio e della città senza alcun condizionamento. Una fiducia pienamente riconfermata nell'ultimo incontro, nel corso del quale ho presentato la proposta complessiva di riassetto e sviluppo del Premio. Sulla quale sindaco e assessore alla cultura hanno espresso molto apprezzamento».  Qual è il "cuore" della proposta?  «Adeguarci al sistema ovunque praticato, in Italia e nel mondo: la costituzione di una Fondazione "Premio Viareggio", alla quale sia demandata la gestione e la valorizzazione della manifestazione. Presidente sarà il sindaco della città, che rappresenta tutti ed il Premio è della città. Ci sarà poi un consiglio di amministrazione con espressione della maggioranza e della minoranza in consiglio comunale, ma non politicizzato. Rappresentativo della città quindi, e dei soci fondatori. Una Fondazione organizzativamente e finanziariamente autonoma, che nascerà con un fondo di privati sostenitori di indubbio nome nazionale, quantificato in 500mila euro. Il Comune si limiterà ad apportare solo 50mila euro e a mettere a disposizione la sede nella quale l'attività del Premio sarà permanente, annuale, riferimento culturale per l'Italia, il Mediterraneo e gli Stati Uniti».  Circola un nome, per la nuova presidenza del Premio: quello di Antonio Calabrò, giornalista, scrittore, critico letterario... Sono solo voci?  «In realtà avrebbe dovuto rimanere segreto ancora per qualche giorno...Non mi resta che confermare: sì, Antonio Calabrò si è reso disponibile come punto di riferimento di questo progetto. Calabrò è nato giornalista a L'Ora di Palermo, è stato direttore editoriale de Il Sole 24 Ore, critico letterario de Il Mondo, saggista e scrittore... e tante altre cose. Che dire: vi sembra sufficiente garanzia per un rilancio del Premio Viareggio in Italia e in Europa? Posso aggiungere che le ipotesi per la giuria, della quale non posso al momento fare i nomi per rispetto nei confronti dei giurati possibili, rappresentano il massimo della cultura e del giornalismo in Italia, comprensiva di ogni corrente di pensiero. Insomma, aria giovane e nuova e con vita vissuta con i fatti e non solo con le parole. Di persone che non hanno bisogno di andare alla ricerca di poltrone. Vorrei quasi dire che, accettando, farebbero un gesto di generosità verso Viareggio...».  Inevitabile, perché tutto questo diventi realtà, modificare lo Statuto del Premio Viareggio. In base al quale Rosanna Bettarini, oggi alla guida del Premio come gli altri prima di lei, sono presidenti a vita...  «L'autonomia di ogni giuria è data dalla qualità dei suoi componenti. Più che i discorsi, saranno i nomi a dimostrarlo. Quanto alle modifiche dello Statuto: in Italia anche la Costituzione può essere modificata, figuriamoci un regolamento comunale. L'unico vincolo è la deliberazione da parte del consiglio comunale nella misura dei tre quarti: una garanzia pretesa da Repaci per evitare un futuro del Premio soggetto arbitrariamente a maggioranze politiche. Una scelta che condivido. Per il resto, la clausola che recita "il presidente della giuria è eletto dalla giuria e la giuria è nominata dal presidente", costituisce una deroga ai principi generali dell'ordinamento giuridico italiano. Illegittima in quanto viziata dall'"oggetto impossibile" del contratto. All'epoca, nel 1975, si trattò di una deroga più che giustificata, poiché era la formalizzazione della presidenza a vita di Repaci. Chiunque sia armato di buon senso, si rende conto dell'impossibilità di quella clausola, dopo la morte di Repaci».  Un progetto studiato in tutti gli aspetti, compresi quelli legali, mi sembra..  «Ho tra le mani un progetto compreso di atti amministrativi e legali estesi da professionisti di chiara fama nazionale e che saranno consegnati al Comune gratuitamente. Il sindaco darà corso a tutti i passaggi istituzionali, fino al consiglio comunale al quale spetta l'ultima decisione. Perdere questa occasione, in nome di non so bene quali protezioni o privilegi personali o schermaglie volgari, credo sarebbe un vero peccato. Ma questo, non è un problema mio. Io avevo un debito morale nei confronti di tanti con i quali rimango affettivamente legato e che non ci sono più, quelli che hanno fatto il Premio Viareggio con la sola gratificazione di una pacca sulle spalle, senza i quali non si sarebbero organizzate e allestite le mitiche serate del Viareggio... Mameli Codecasa, Albertino Guidi, Nilo Caprili, il funambolico Tomei che apprestava la cartellonistica, mio padre.... e tanti altri viareggini come loro che hanno dato alla manifestazione solo per il piacere di dare, senza mai chiedere niente in cambio».

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