Lutto
Manzione scrittrice «Ma il mio romanzo non è solo mobbing»
Luca Cinotti
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FOLLA. A destra Antonella Manzione A sinistra la folla nel giardino d’inverno della villa3 MINUTI DI LETTURA
FORTE. Antonella Manzione è persona abituata a parlare chiaro. E non si smentisce neppure davanti alle centinaia di persone che affollano il giardino d'inverno di villa Bertelli per la presentazione del suo primo romanzo "Martina va alla guerra": «Quello di Martina è un personaggio inventato, dove ho "buttato dentro" i sentimenti di una donna tipo. E mi è un po' dispiaciuto che il mio libro sia stato ridotto al tema del mobbing». Insomma, con buona pace di D'Annunzio, Manzione non pensa di aver fatto della propria vita un'opera d'arte. Piuttosto, ha cercato di disegnare personaggi - a partire dalla protagonista - nei quali ognuno possa identificarsi perché trova un briciolo di sé. E pazienza se qualcuno in platea (dove erano presenti molti che con l'attuale vicecomandante dei vigili di Firenze hanno lavorato, a Forte e a Pietrasanta) giura di essersi riconosciuto nel personaggio a pagina 56 o nei fatti raccontanti nel capitolo 8. Manzione non nega questa possibilità, ma ne dà una spiegazione "tecnica": «Come ha detto il professor Listri recensendo il mio libro, il modo di scrivere di una donna è più autobiografico di quello di un uomo». E allora la macchina da scrivere del padre della protagonista è proprio quella che aveva il genitore della Manzione. E il prologo è stato scritto dopo una conversazione avuta con un'amica. Ancora, certi personaggi "particolari" sono figure storiche di una Pietrasanta e una Versilia che, piano piano va a scomparire. E, certo, anche alcuni episodi del contrasto fra Martina e Gianni, il suo principale, possono riecheggiare gli episodi di cronaca tante volte raccontati. Ma, semplicemente, Manzione invita a non ridurre le 332 pagine del libro a questo. Anche se è innegabile che venire a presentare il libro a Forte, dove è cresciuta e risiede, a due passi da Pietrasanta, abbia suscitato più di un interesse gossipparo. «Quello del mobbing è un fatto storico che, peraltro, può accadere a chiunque. Ma è un punto di partenza del percorso che, nel libro, fa Martina, incontrando tante persone, vivendo anche un'importante esperienza di fede e trovandosi a confrontarsi anche con la depressione». Un testo che vuole insegnare a «non stare zitti di fronte alle prepotenze», un libro «scritto da una donna che parla di una donna». A ben vedere le differenze fra la scrittrice e il personaggio sono più d'una: Manzione lavora nel settore pubblico, Martina è dipendente di un'azienda privata; Manzione è razionale e non superstiziosa, Martina regala corni rossi a Natale; Manzione è sposata felicemente da 14 anni, Martina ha vissuto un traumatico addio. Ma - soprattutto - è quello che accade dopo l'evento traumatico del mobbing a divaricare le sue esperienze: «Martina - spiega infatti l'autrice - compie un passo indietro, una "diminutio" nella scala della responsabilità e del lavoro. Per quanto mi riguarda, invece, l'andar via da Pietrasanta ha rappresentato un grosso salto nella mia mia carriera». E Manzione snocciola gli incarichi di responsabilità ricoperti dopo la traumatica rottura con l'allora sindaco Massimo Mallegni: «Verona, Livorno, Lucca e ora Firenze». Quello che si dice una donna in carriera, insomma. Che di carriere sembra averne iniziata un'altra, quella di scrittrice. «Spero che il prossimo libro parta da un argomento meno triste», scherza Manzione subito dopo la presentazione fatta dal sindaco Umberto Buratti. Salvo però avvertire alla fine che mai il personaggio di un suo romanzo potrà chiamarsi Allegra o Serena: «Sarà dura avere da me un libro umoristico...».
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