Il Tirreno

Versilia

«Il nostro turismo è al capolinea»

Luca Basile
Alfonso Canneva
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Alfonso Canneva

L'allarme degli albergatori: «Abbiamo perso il 20% delle presenze»

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 MARINA. «Siamo al capolinea: o ne usciamo, adesso, tutti insieme, o il nostro turismo rischia di fare una brutta fine». Parole, quelle del presidente dell'Associazione albergatori, Alfonso Canneva, che lasciano poco spazio all'immaginazione. «La situazione è drammatica; la Versilia, negli ultimi 2 anni, ha perso circa il 20% delle presenze sul territorio. Non esistono più i soggiorni prolungati, il cliente si affida al last minute, in talune situazioni diventa difficile riempire un albergo anche in piena stagione. L'inversione di tendenza è palese e la responsabilità di questo è di tutte le componenti: amministratori, categorie, enti vari. La mia non è un'accusa - dice Canneva - ma un grido d'allarme, perché la preoccupazione, oggi, è tanta e una soluzione va trovata, in qualche modo».  Canneva rilancia. «Faccio un esempio: la Federalberghi, a livello versiliese, deve prendere una posizione molto forte a sostegno dei balneari in riferimento alla Bolkenstein. Se viene un certo tipo di turismo familiare su spiaggia, a risentirne sarà tutta la nostra economia. Pensare che la messa all'asta delle concessioni, nel 2015, sia una problematica, riguardante solo gli attuali concessionari, è da illusi. Il subentro di nuovi investitori metterebbe in crisi quel sistema di sinergie e proposte che è stato sempre alla base del nostro turismo. Dobbiamo uscire dai "se e dai ma" e cominciare a remare tutti nella stessa direzione».  C'è chi, però, mette sotto accusa lo stesso stato di salute degli alberghi, ritenuto scarsamente concorrenziale e dotato di minori servizi ed optional, rispetto alle strutture di altre località: è così?  «Gli albergatori, se non hanno un buon volume di affari, oggi non possono investire. E comunque non sono d'accordo; ci sono sempre più alberghi dotati di centro benessere, palestra, sauna, piscina, tutti requisiti richiesti dalla clientela. Insomma, molto è stato fatto e non vedo grosse differenze con altre realtà. Magari siamo deficitari sul piano della promozione turistica, quello si».  Cosa intende?  «Con la chiusura dell'Apt Versilia sono venute meno quelle iniziative, mirate per la nostra zona, che erano prioritarie. E' inutile girarci intorno: bisogna investire, e molto, nella promozione, e bisogna farlo coinvolgendo tutte le realtà versiliesi. Prendiamo esempio dall'Adriatico, dove riescono a rendere appetibile il loro litorale anche quando non è stagione. Sapere vendere il proprio prodotto è fondamentale, così come individuare a chi venderlo. Il nostro cliente non sarà mai il cinese. Io non ce li vedo i cinesi in massa sulla nostra spiaggia; però, al tempo stesso, sono calati gli stranieri e ci siamo ritrovati a gestire, meteo permettendo, la clientela "mordi e fuggi". Qualcosa, evidentemente, nel meccanismo si è inceppato».  Nel frattempo, a Pietrasanta, siete in attesa della nuova variante alberghi; cosa vi aspettate, come categoria?  «Che venga approvata, anche se sappiamo che c'è una tempistica da rispettare. E comunque restiamo fiduciosi nell'operato degli amministratori. La variante è fondamentale soprattutto per quanto riguarda le nuove altezze degli scantinati, che consentirebbero, una volta varate, la realizzazione di ulteriori spazi funzionali alla proposta alberghiera. Detto questo, al Comune, oltre che un supporto concreto nella promozione turistica, chiediamo solo due cose: una seria pulizia del territorio, in particolare durante il periodo estivo, e il mantenimento di quelle condizioni di sicurezza, da sempre prerogativa del nostro territorio. Se viene meno anche questo, possiamo davvero chiudere tutto e tirare via la chiave».

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