Il Tirreno

Versilia

Gaia vuole 20 milioni dai privati

Luca Cinotti
<strong>ACQUA. </strong>La società di gestione cerca capitali
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ACQUA. La società di gestione cerca capitali

A breve il bando di gara per la vendita del 49% delle azioni

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FORTE. Il 49% delle azioni di Gaia andrà in mano al socio privato. Che dovrà sborsare una cifra che dovrebbe partire da venti milioni di euro. Su queste linee si sta muovendo la società dell'acqua guidata da Ermindo Tucci. Che, a breve, dovrebbe essere in grado di emenare il bando per la gara, una delle prime del genere in Italia in attuazione del (contestato) decreto Ronchi.  Nel frattempo si è dimessa Carla Guidi, presidente dell'Ato Acque.  «L'advisor che abbiamo incaricato per predisporre gli atti - spiega il presidente Tucci - ci dovrebbe consegnare a giorni i patti parasociali, sui quali stanno lavorando. Il documento poi dovrà passare al vaglio del consiglio di amministrazione che - successivamente - stilerà il bando».  Alcune linee guida, comunque, sembrano essere già assai chiare. A partire dalla percentuale di azioni che verrà inserita nella gara: «Sarà il 49% del capitale sociale», spiega il presidente Tucci.

La legge, infatti, prevede che la quota minima da mettere sul mercato sia il 40%. Ma a questo punto - è il ragionamento della società - tanto vale alienare il 49%, la soglia massimo. Con il risultato, oltretutto, di riuscire a incamerare una cifra più importante, necessaria come ultimo anello del piano di salvataggio di Gaia.  «Contestualmente all'individuazione del socio privato - spiega infatti Tucci - procederemo a un aumento di capitale». La base di partenza della gara dovrebbe essere di circa 20 milioni, ai quali aggiungere il sovrapprezzo per azione.  Soldi "freschi" per le casse di Gaia che molto ha già fatto per rientrare da una situazione di pre-fallimento, ma che ancora ha bisogno di liquidità. Anche perché sembra essere ormai definitivamente chiusa la partita dell'aumento di capitale ottenuto grazie alle sottoscrizioni dei comuni soci.

Per ottenere una partecipazione più ampia possibile (insieme a una concorrenza che faccia salire le offerte), si prevede poi una gara assai aperta, senza vincoli troppo stringenti sui requisiti chiesti alle aziende che vorranno partecipare: «Il rischio che vogliamo evitare - dice il presidente - è quello che alla fine partecipi una sola cordata».  La strada sulla semiprivatizzazione, comunque, pare essere ancora assai lunga. In parte perché la partita sui patti parasociali sarà delicata: da essi dipendono decisioni fondamentali sulla governance della nuova società mista, a partire dalla formazione del consiglio di amministrazione. E poi, all'orizzonte, incombe la minaccia del referendum, che potrebbe azzerare tutto "cassando" il decreto Ronchi. «Noi siamo decisi comunque ad andare avanti», conclude Tucci.

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