Il dolore
Ex Vegè, parlano i proprietari della strada
«Promisero l'edificazione di un nostro terreno»
Marco Pomella
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La stradina contestata accanto allex Vegè in centro. A sinistra come è oggi e a destra come si presentava negli anni Sessanta 3 MINUTI DI LETTURA
CAMAIORE. «Una parte della strada era coltivata ad orto, dall'altra parte c'era un grande vascone, dove la nonna ci lavava, e c'erano sedie e tavoli, dove la famiglia si riuniva». Tirano fuori i ricordi di cinquant'anni fa, i fratelli Marcello e Silvio Raffaetà. I "colpevoli" di aver impedito gli allacci alle case popolari, realizzate in via XX settembre all'ex Vegè. Ma non sono solo i vecchi ricordi a tornare alla mente, ma anche questioni strettamente attuali. «Quella stradina - sostengono - è privata e quei lavori hanno svalutato di 120 mila euro i nostri appartamenti». Non ci stanno i fratelli Raffaetà a passare, come «i malvagi che si mettono di mezzo per bloccare l'assegnazione delle case popolari», come dice Marcello. Perché loro, su quella strada e tra quei palazzi in pieno centro, ci sono nati e cresciuti. Ed hanno la loro versione da raccontare, che avvalorano, con un fitto carteggio tra il loro avvocato e diversi dirigenti del Comune di Camaiore. «Il progetto per le case popolari - dicono i due fratelli Raffaetà - risale al 2003. Da subito informammo il Comune, che l'intervento riguardava la nostra proprietà, nello specifico la stradina che da via XX Settembre porta a via delle Muretta, e li diffidavamo dall'andare avanti». Da questa prima lettera sono passati anni. Nel corso dei quali i Raffaetà hanno cominciato a trattare con il Comune. «In sostanza - raccontano i fratelli Raffaetà - fummo convocati da una serie di dirigenti. Il Comune ci propose di cambiare la destinazione di un terreno da B1 a B2». Ossia, si dava al privato la possibilità di costruire, su un terreno di loro proprietà alle Ghiaie, quattro, anziché due unità immobiliari. «Noi, in cambio - aggiungono i due fratelli - permettevamo bonariamente di andare avanti con i lavori sulla stradina». Anche di questo ci mostrano documenti rilasciati dal Comune. Le pratiche procedono d'ufficio. E i lavori all'ex Vegè partono. «In questi giorni però - raccontano i fratelli Raffaetà - emerge che i permessi per costruire non ci possono essere rilasciati. Insomma, il Comune ci ha promesso un dolcetto per anni, e al momento del dunque viene meno all'impegno preso. A questo punto abbiamo fatto la sola cosa che ci rimaneva da fare: bloccare gli allacci, avvisando gli enti preposti che la strada è di nostra proprietà». E su questo, nonostante i pareri legali del Comune, i due fratelli non transigono. Ci mostrano una placca di marmo, cementata in terra, che riporta la scritta "proprietà privata". Ci raccontano di quando la strada era di appannaggio completo della famiglia, per feste, pranzi e cene in grande stile. E ci mostrano anche l'atto di compravendita, dove, effettivamente, oltre agli immobili si parla espressamente della particella catastale che riguarda la stradina. «A questo punto - dicono Marcello e Silvio Raffaetà - se il Comune vuole ricorre alla forza, lo faccia. Noi, intanto, stiamo valutando il rispetto dei progetti, le norme sulle distanze dei fabbricati, perché a nostro avviso diverse cose non tornano. Una è sotto gli occhi di tutti: in centro a Camaiore è possibile fare grondaie solo in legno, quella del Vegè è di cemento armato».
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