Sicurezza
Cgil, siamo allo scontro aperto
Matteo Tuccini
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SPACCATURA. Un corteo della Fiom: larea Cgil che vogliamo si riconosce nella battaglia dei metalmeccanici La minoranza chiede un referendum: «Gestione inaccettabile del sindacato»
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VIAREGGIO. Ormai è guerra aperta. Da mesi la Cgil è spaccata in due: alle questioni nazionali - la battaglia della Fiom non è condivisa da tutto il sindacato - la Versilia mette il carico da 11 delle beghe locali. E cioè la contestata nomina del segretario Paolo Bruni. Bruni, in carica da tre mesi, viene considerato da una parte della Camera del lavoro un nome "imposto" da Lucca. Mentre l'ex segretario Andrea Antonioli è il leader dell'area di minoranza, "La Cgil che vogliamo". Ora "l'opposizione" (che si riconosce nelle iniziative di lotta dei metalmeccanici nei referendum Fiat) vuole fare i conti. E chiede un referendum in cui gli iscritti al sindacato siano chiamati a pronunciarsi su due questioni. La prima è la legittimità o meno di una segreteria provinciale che ad oggi esclude la minoranza dalle leve decisionali, nonostante il segretario Rosanna Rosi sia stata votata da entrambi gli schieramenti. E il secondo punto riguarda proprio l'investitura di Bruni. «È giusto che la Versilia dica se accetta volentieri una nomina calata dall'alto senza discutere», ringhia Antonioli. Un appuntamento chiave sarà il coordinamento di zona del 3 febbraio. Mentre per il referendum ci vorrà almeno un mese. Ammesso che si faccia. «Conflitto? No, dibattito». In questo clima incendiario lo stesso Bruni prova a fare il pompiere. «Si tratta di un confronto politico che rientra nella norma - dice - e non di uno scontro come si vuol far credere. Non è la prima volta che in Cgil ci sono opinioni diverse e non sarà l'ultima. Certo che "La Cgil che vogliamo" sta conducendo una battaglia mediatica senza quartiere, a cui noi abbiamo preferito non replicare tramite gli stessi giornali. Questo non significa che all'interno del sindacato non ci siano le dovute risposte agli attacchi». Una delle accuse che la minoranza rivolge ai vertici è di essere immobile. E Bruni, a chi gli domanda che cosa abbia fatto in questi tre mesi, spiega: «Sono qui da poco e ho cercato di capire la situazione. Ora è il momento di definire l'organizzazione, che sarà diversa dal passato. Anche nella gestione dei contratti. Molte categorie, infatti, hanno rivendicato una maggiore autonomia nelle trattative: io penso che sia necessario coinvolgerle nelle decisioni e dar loro, appunto, più spazio. Il direttivo deve essere di supporto e non un supplente». «Epurati». Antonioli, però, non ha alcuna intenzione di mollare. «In questi mesi c'è stata un'autentica epurazione della nostra area programmatica - attacca l'ex segretario della Camera del lavoro - io sono stato spedito a Lucca a coordinare due dipartimenti, una sorta di "parcheggio" in attesa di un'altra soluzione. Umberto Franchi e Virginio Bertini, tanto per fare due nomi, sono stati allontanati. Io non ce l'ho con Bruni, ma questa scelta della segreteria non è stata condivisa con il territorio. E penso che sia inaccettabile continuare a gestire la Cgil pensando solo a tenere fuori noi dai ruoli chiave, senza esprimersi né fare battaglie su lavoro, ambiente, rifiuti e così via. Invece che della crisi, si stanno occupando di rimuovere gli ostacoli interni».
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