La manifestazione
RG, l'ampliamento è abusivo
Luca Cinotti
◗
LITE IN TRIBUNALE. Il supermarket RG in via Vico Il Tar dà ragione al Comune contro il supermarket di via Vico
2 MINUTI DI LETTURA
FORTE. Oltre 3mila metri cubi di manufatti abusivi. Che, secondo il comune di Forte, non sono in alcuna maniera sanabili e che - quindi - vanno abbattuti. È intorno a questo punto che si è combattuta la battaglia legale fra il supermarket Rg, sulla via Vico e l'amministrazione comunale di Forte. Una battaglia che - al momento - ha il suo vincitore: per il tribunale, infatti, il Comune ha ragione e i manufatti dovranno essere abbattuti per ripristinare le condizioni precedenti. La storia comincia nel marzo 2004, quando Giovacchino Raffaelli (legale rappresentante del supermarket) chiede al comune una concessione in sanatoria relativa a nove manufatti che, nel tempo, sono nati intorno al corpo principale dello stabile di via Vico: fra gli altri, un magazzino, un locale per apparecchiature tecniche, una dispensa, l'ampliamento del mezzanino con degli uffici. Vicende che hanno portato anche a un altro "filone" giudiziario, terminato in questo caso con una doppia vittoria del supermarket che, in primo grado, fra fine 2009 e inizio 2010, ha ottenuto l'annullamento del regolamento urbanistico e della relativa variante. Tornando all'ultima vicenda, invece, il comune, con un provveddimento firmato dall'architetto Sandro Giannecchini, nega la concessione (dopo quattro anni). Di più: il 12 novembre del 2009 il comune emette addirittura l'ingiunzione alla demolizione delle opere abusive. Una decisione, quella del Comune, basata sul rispetto della legge regionale, che prevede la possibilità del condono solo entro certi limiti: e la volumetria realizzata, di 3.166,06 metri cubi, sarebbe dieci volte superiore rispetto a quella ammessa. Due provvedimenti, questi, nei confronti dei quali Raffaelli ha deciso di presentare ricorso al tribunale amministrativo regionale. Sostenendo, fra l'altro, che la legislazione che il comune avrebbe dovuto rispettare era quella nazionale, che prevedeva il silenzio assenso entro due anni dalla domanda di condono. E che il Comune avrebbe "calcolato male" l'effettiva volumetria abusiva, visto che i manufatti andavano valutati singolarmente. Due punti che il Tar non ha ritenuto di dover accettare, dando ragione all'amministrazione (tutelata dall'avvocato Alberto Benedetti) e condannando Raffaelli a rifondere al Comune 3mila euro. La parola definitiva, comunque, spetterà al consiglio di Stato al quale, se vorrà, Raffaelli potrà presentare appello.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
