Il Tirreno

Versilia

Fusi, Abramovich e due ville da vendere

Luca Cinotti
<b>IMMOBILE/1.</b> L&#146;ex hotel Franceschi in via XX settembre
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IMMOBILE/1. L’ex hotel Franceschi in via XX settembre

L'imprenditore pratese voleva fare affari con il magnate russo. Tramite Santanché e Briatore

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 FORTE. La catena parte da Riccardo Fusi, patron della Btp e arriva nientedimeno che a Roman Abramovich, il magnate russo patron del Chelsea. In mezzo ruotano personggi come Daniela Santanché e Flavio Briatore. E, in fondo a tutto, c'è la vendita di due ville storiche di Forte dei Marmi: l'hotel Franceschi, in via XX settembre e villa dei Fiori in via Mazzini.  Due immobili prestigiosi, che sono nel portafoglio immobiliari delle società del gruppo Fusi. E che l'imprenditore pratese, come viene raccontato nelle intercettazioni eseguite dai Ros dei carabinieri per uno dei filoni dell'inchiesta su G8 e grandi opere, voleva collocare ad Abramovich. Per un prezzo che, secondo l'imprenditore edile, poteva aggirarasi sui 20 milioni a immobile.  Estate 2008. Il gruppo di Fusi, già in difficoltà finanziarie, è a caccia di linee di credito e l'imprenditore, attraverso l'amico Denis Verdini, riesce ad avere un contatto con Daniela Santanché. Motivo: ha saputo (probabilmente "bazzicando" Forte), che Abramovich si sarebbe deciso a seguire l'esempio di tanti suoi connazionali e comprare una villa a Forte dei Marmi. Ma per un magnate di quel livello ci vuole una magione di livello paragonabile. Anzi, meglio, due.  Come due sono le ville su cui può disporre Fusi a Forte dei Marmi: «Mi sono fatto venire questa idea e tramite Denis ho chiamato lei, siccome lei è amica di Briatore e Briatore conosce bene Abramovich e quindi...».  E quindi Fusi crede di avere l'asso nella manica per cedere i due immobili. Uno, villa dei Fiori, è una storica pensione all'angolo tra via Mazzini e via Cavour. Un immobile inizio Novecento che appartiene alla Forte s.p.a., la holding di Fusi e che, nel recente passato, l'imprenditore provò (senza successo) a trasformare in un albergo superlusso da 37 camere e 74 posti letto.  L'altra villa è, se possibile, ancora più carica di storia. L'hotel Franceschi, infatti, è incrociato con la Capannina, visto che fu costruito da Achille Franceschi, fondatore dello storico locale. E per anni fu gestito dalla moglie di Franceschi, Nella, prima di passare di mano e - alla fine - essere chiuso alcuni anni fa.  Secondo le intercettazioni telefoniche, l'incontro "propiziatorio" tra la Santaché e Fusi sarebbe avvenuto a Cala di Volpe, in Costa Smeralda il 12 agosto di tre anni fa. Ma in realtà, più che per parlare di affari immobiliari, pare che quello sia stato l'inizio di un possibile rapporto di affari. Parlando con un suo socio, Mario Nencini, Fusi spiega infatto che «Lei (Santanché, ndr) ha una società con Briatore e si occupa di queste cose... Mi ha parlato del fondo Carlyle come avevi detto te. Dice: "Ho bisogno di una mano al partito perché mi vogliono far fuori».  Alla fine gli affari fra l'imprenditore pratese e il futuro sottosegretario all'attuazione del programma si realizzarono. Nei mesi successivi, Santanché procurerà a Fusi intervisti e servizi fotografici, dal Riformista a Libero Mercato.  E le ville? Quelle non sono mai finite in mano ad Abramovich. L'ex hotel Franceschi, infatti, è da qualche mese in ristrutturazione: l'obiettivo è di trasformarlo in una struttura a cinque stelle. La società proprietaria è la "Imperiale immobiliare", che vede nel ruolo di amministratore unico proprio Monica Morescalchi.  Per quanto riguarda villa dei Fiori, invece, il futuro appare assai più incerto: l'immobile, infatti, potrebbe essere venduto nel panorama del processo di ristrutturazione messo in piedi dal gruppo Fusi con l'aiuto di un pool di banche.  Un piano che prevede, entro la data del 2013, l'alienazione di un asset immobiliare valutato 900 milioni di euro. E nel calderone potrebbe finire anche la stupenda ex pensione di via Mazzini.

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