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Versilia

«Serve un passo indietro sulla cava Granolesa»

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MARMO. Il monte Altissimo sotto cui verrà scavato il tunnel

Gli ambientalisti chiedono di garantire che il marmo estratto sia lavorato in Versilia

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 SERAVEZZA. Il materiale estratto dalla cava Granolesa deve essere lavorato interamente in loco. Altrimenti l'affare del tunnel sotto l'Altissimo sarà tale solo per l'Henraux. Ad affermarlo è l'associazione ammbientalista Amici della terra.  «Noi condividiamo - si legge in una nota - l'idea del sindaco Ettore Neri delle ispezioni nelle cave per verificare che lo stato di avanzamento dell'escavazione e le quantità di marmo asportate siano in conformità con le autorizzazioni rilasciate. Pensiamo, però, che sia altrettanto importante garantire che il materiale estratto venga lavorato interamente in loco».  «Già da alcuni anni, infatti, uno studio preliminare sull'argomento ha dimostrato che i costi per la collettività nella fase d'escavazione sono sei-sette volte superiori al valore commerciale di ricavo - prosegue la nota - e l'estrazione di grandi quantità di prodotto, vendute in gran parte grezze o semilavorate, produce reddito per l'azienda ma povertà per la Collettività».  «Ne consegue che l'unico modo di limitare i danni dell'escavazione dando lavoro ai laboratori ed ai cittadini è quello di limitare l'escavazione ai soli quantitativi che possono essere trasformati nel territorio. Ciò costituisce l'unica contropartita alla perdita di una risorsa non rinnovabile, al disagio sociale ed ambientale che ne deriva considerando il nostro marmo un bene per la comunità tutta da tutelare insieme al paesaggio, alla storia ed al benessere sociale».  «Sarebbe opportuno, quindi, che il percorso dei marmi fosse monitorato da un ente terzo che possa verificare l'effettivo destino del marmo estratto. E ciò non solo nel Comune di Seravezza ma in tutto il comprensorio Apuano. Alla luce di tali considerazione si invita a riconsiderare i progetti di apertura della cava Granolesa, lato nord ovest, e della Macchietta lato mare scavando un tunnel nella montagna e dalla quale si dirameranno altre gallerie di escavazione a "caccia di materiali pregiati". Un'impresa che assolutamente non "riecheggia proprio quella del grande Buonarroti": all'epoca, chi estraeva il marmo erano i Medici per abbellire la propria città di monumenti eterni. Oggi chi estrae è un'azienda privata, la Henraux che con soldi pubblici (630 mila euro di fondi europei) per capire se, effettivamente, il gioco vale la candela. Una candela offerta dalla comunità ed al momento senza alcuna previsione di recupero. Per questo - concludono - chiediamo al sindaco Neri di vincolare il materiale estratto al territorio».

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