Italia
«La mia verità sulla frattura nel centrodestra»
Luca Cinotti
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CANDIDATO. Davide Monaco in piazza a Querceta Monaco: Mutti e Capovani hanno manovrato per silurarmi
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SERAVEZZA. «Da nonvembre non ho fatto altro che togliere i chiodi che hanno buttato sulla mia strada...». Davide Monaco, dopo tre settimane di silenzio (volontario) decide di proporre la sua versione sulla clamorosa frattura nel centrodestra seravezzino che ha portato il Pdl e la Lega a fare marcia indietro sul suo nome e a indicare quello di Norberto Niccoletti per la sfida a Ettore Neri. Monaco, sostenuto da Fli, Fiamma e Pri, comincia dal principio: da quando, dopo la batosta di Pietrasanta, il centrodestra si mise attorno a un tavolo per discutere del candidato a Seravezza. «Valeriano Mutti voleva fare il sindaco, ma venne tagliato fuori dai suoi - ricostruisce Monaco -: da allora cominciò una girandola di nomi, compreso il mio che fu buttato sul tavolo da Mutti senza il mio consenso». Alla fine, sul tavolo, di nomi ne rimasero tre: Monaco, Niccoletti e il segretario del Pri Gianluca Pajatto. A quel momento, racconta Monaco, «ricevevo pacche sulle spalle anche dalla Lega». Dalla Lega, attenzione, e non dal coordinatore Vincenzo Capovani. Che - anzi - sul nome del giovane candidato aveva più di una riserva. «Mi dissi disposto a fare un passo indietro e allora successo il finimondo, sembrava saltasse il tavolo». Alla fine anche Capovani diede l'ok, spiegando che il Carroccio si sarebbe impegnato fino in fondo. Che così non sarebbe stato, Monaco lo capì il 4 dicembre, giorno della sua presentazione pubblica: «I ragazzi del Pdl andarono da Capovani per chiedere la bandiera della Lega e lui disse che il partito non mi avrebbe appoggiato». Una decisione, chiosa Monaco, che sarebbe state presa già tre giorni prima. E che sarebbe stata perfettamente a conoscenza di Valeriano Mutti. Che viene visto da Monaco e dalla sua coalizione come il "deus ex machina", insieme a Capovani, di tutta la vicenda. Una storia legata, inevitabilmente, al nome dell'ex sindaco Lorenzo Alessandrini: «Non rinnego assolutamente l'amicizia con Lorenzo - dice Monaco -. Il problema è che Capovani mi ha sempre visto come l'uomo di Alessandrini. E avrebbe anche spiegato di aver deciso di non appoggiarmi perché mi vide in auto con lui. Ma io sono una persona che ragiona con la mia testa. Ed è assurdo che mi si accusi perché Alessandrini fa campagna elettorale per me: come pensano di vincere le elezioni, altrimenti?». Fatto sta che - silurato da Pdl e Lega - Monaco decide di andare avanti: «È una questione di coerenza e di impegno nelle proprie idee», spiega. E fatto sta, però, che il centrodestra sembra essere ricaduto nella coazione a ripetere della divisione, che già è costata la sconfitta a Forte, Massarosa e Pietrasanta. E, secondo Monaco e i suoi alleati, non è finita qui: alla fine sono pronti a scommettere che il candidato "ufficiale" del centrodestra sarà Mutti e non Niccoletti. Chiudendo così il cerchio di una manovra in piena regola. «Noi come lista civica non abbiamo mai posti e non poniamo veti su alcuno - conclude Monaco -. La nostra azione è stata sempre di ricercare l'unità della coalizione, per sfruttare anche la minima possibilità di vincere. Ed è assurdo che Pdl e Lega gettino su di noi la responsabilità della rottura...».
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