Il Tirreno

Versilia

Io, trattato come un lebbroso

Andrea Berti

Andrea Berti: alla Versiliana manca il rispetto

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 Da Andrea Berti, giornalista, capo ufficio stampa uscente della Fondazione Versiliana, riceviamo e pubblichiamo.  Non sapevo di avere la lebbra prima di oggi. Credo che ci siano comportamenti e comportamenti da tenere quando si è condiviso con qualcuno un percorso, momenti e lavoro. E' quando manca il Rispetto e la Lealtà che una persona si ferma e si interroga. Io questo Rispetto e questa Lealtà credevo di averli meritati con il lavoro, l'impegno, la passione e perché no, anche con capacità personali. E non certo per i compensi (9000 euro annui fatturati per curare attività invernali ed estive, Festival compreso) che ancora oggi mi fanno sorridere e che non ho mai preteso tassativamente.  Mi aspettavo qualcos'altro. Non certo la conferma delle mie prestazioni, che mai ho dato scontata nemmeno con l'ex presidente, Massimiliano Simoni, persona che stimo e che non smetterò mai di ringraziare per il semplice fatto di avere investito su di me quando mi sono presentato per un colloquio, senza referenze, né preferenze e tanto meno amicizie comuni e politici comuni. Io Simoni nemmeno sapevo chi era. Dopo cinque anni, e cinque edizioni, pensavo di essermi meritato Stima e Rispetto della struttura e delle persone con cui l'ho condivisa. Confidavo in una logica di meritocrazia da parte della nuova amministrazione e in una analisi oggettiva basata su professionalità, competenze e risultati.  Non entro nel merito delle scelte di un consiglio di amministrazione, del nuovo presidente e dell'amministrazione comunale visto che non ho mai negato il sistema dello spoil-system, e nemmeno la sua logica. Ma si tratta di un Festival culturale, e non di politica. Non ho nulla in contrario nemmeno su chi andrà a ricoprire quel ruolo, e a cui auguro sinceramente di contribuire, con il lavoro, competenze e capacità, alla realizzazione dei progetti e dei futuri successi del Festival. L'unico rimprovero che ho voglia di muovere, semplicemente perché sono stato educato al rispetto dei valori, dei ruoli e delle persone, e soprattutto per tutelare della mia professionalità (e il mio lavoro), è sul metodo: credevo di meritare la trasparenza di un comportamento e delle scelte che ne conseguono. Mi sarei aspettato entro i termini di contratto (31 dicembre 2010), per lo meno, una comunicazione: "Non fai parte del nostro progetto. Ci spiace". Avrei risposto: "Ok, grazie. E' stato un piacere condividere questa Versiliana con tutti voi".  Me ne sarei uscito dal cancello sereno e consapevole di avere comunque fatto il mio lavoro al meglio per una struttura magnifica che ha pregi, ma anche molti difetti. Tutto avrei pensato, anche di essere stato "eliminato". Ma mai che sarei stato trattato come un lebbroso.

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