Il Tirreno

Versilia

La nostra salute non è merce

Milziade Caprili   Sinistra Arcobaleno

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 La sanità anche qui da noi è sottoposta alle "ingiurie" dei conti. L'assunto è questo: siccome i conti non tornano, nel senso che le risorse sono drammaticamente diminuite, allora i servizi andranno, in parte già sono, ridimensionati. Potrei aggiungere: è il mercato, bellezza. Ma subito dopo mi domando: è possibile che la salvaguardia della salute delle nostre popolazioni debba avere come punto fondamentale di riferimento solo le cifre, in costante diminuzione peraltro, dei bilanci dei vari Enti preposti? No, ed ho dato volentieri atto alla direzione dell'Asl di aver compiuto sforzi per cercare di non toccare servizi fondamentali della sanità pubblica essendo, per converso? fiorentissima un'altra sanità e cioè quella privata. Ora però il quadro va rapidamente cambiando e da qualche parte bisognerà pure parlarne.  Due tra le strutture, per limitare la casistica e rendere chiaro il ragionamento, che avevano ricevuto riconoscimenti di capacità ed efficienza sono nel mirino: per la diabetologia ridimensionata e per la cardiologia, si inizia a parlare di una possibile compressione. Se così fosse ci sarebbe da essere veramente preoccupati. Il ragionamento non è assolutamente convincente. Come si farebbe (il condizionale non solo è d'obbligo ma vorrebbe essere anche di buon auspicio) a consentire che, stante il fatto che non ci viene permessa l'emodinamica, allora andrebbe giocoforza ridimensionata tutta la cardiologia? Siccome il punto di riferimento dovrebbe essere l'Area vasta, siamo proprio sicuri che non vi siano duplicazioni di servizi cardiologici, presenza di strutture ripetitive e, quindi, inutili e da sopprimere senza generare nessun ritorno negativo sulle popolazioni interessate? Chiedo ancora una volta una discussione pubblica del nostro consiglio comunale, un documento impegnativo e la costituzione di un punto pubblico che tenga sotto osservazioni ed intervenga sulle scelte della sanità pubblica che non possono essere solo aziendali per il semplicissimo motivo che la nostra salute non è una merce. O no?

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