Il dolore
Maxitunnel, il Parco è contrario
Luca Cinotti
◗
PROGETTI. La cava delle Cervaiole sul monte AltissimoNardini: l'attuale autorizzazione è per un tratto di 80 metri
3 MINUTI DI LETTURA
SERAVEZZA. Bene il progetto sperimentale di coltivazione in galleria. Ma se da questo si dovesse passare a un tunnel vero e proprio, il Parco delle Apuane sarà contrario. A spiegarlo è lo stesso presidente dell'ente, Giuseppe Nardini. Che racconta come stanno le cose e tiene distinti due piani: quello dell'effettivamente autorizzato e quello dei progetti di Henraux e del centro di Geotecnologie dell'università di Siena. «Al momento la pronuncia di compatibilità ambientala del Parco delle Apuane - dice Nardini - riguarda uno scavo in galleria per circa 80 metri». Un'autorizzazione che ha la validità di un anno dalla data di rilascio della concessione eche è - per l'appunto - legata a un progetto sperimentale. «La presentazione di quest'iniziativa - spiega ancora il presidente Nardini - è stata effettuate qualche tempo fa al centro "Giglia" che la Henraux ha realizzato nell'area delle Cervaiole. E potrà contare anche sull'utilizzo di un macchinario apposito, che ci hanno fatto vedere in quell'occasione, che permetteròà l'estrazione del marmo riducendo al massimo la frantumazione e la produzione del materiale di scarto». Il nodo della questione è che, nelle carte transitate dal parco, si parla di uno scavo limitato a 80 metri. E se - come pare - l'idea è di continuare a penetrare nel monte per andare a caccia del marmo statuario, il Parco cambierebbe idea: «Confermo quanto ho già avuto modo di sostenere - spiega Nardini -. Noi siamo, in linea di principio, contrari a tunnel che attraversino le nostre montagne». L'idea di un tunnel che arrivi da versante a versante della montagna di Michelangelo non fa parte solo deglin "incubi notturni" di qualche ambientalista. Nella presentazione del progetto disponibile sul sito del centro di Geotecnologie dell'università di Sinea, infatti, si legge questa frase: «La realizzazione di una galleria di collegamento dei due versanti permetterebbe di attraversare tutta la seire dei marmi della struttura del Monte Altissimo e di effetuare una coltivazione selettiva dei livelli a più alto valore commerciale, con gallerie di produzione che si diramenao da quella di collegamento». E si parla, inoltre, di «una o più gallerie di penetrazione» legate a tutte le cave dell'Altissimo che si trovano in area contigua. Bene chiarire che siamo - per l'appunto - in una fase di progetto: vale a dire negli uffici del parco non è ancora pervenuto alcun elaborato che faccia pensare a uno sfruttamento di questo tipo della pietra dell'Altissimo. «È chiaro - commenta il presidente Nardini - che nell'eventualità il Parco dovrà valutare li progetti presentati». L'ente, infatti, non può certo avventurarsi in una sorta di "processo alle intenzioni", ma deve soffermarsi su fatti e carte. Anche perché il progetto presentato da Henraux, e approvato dal Parco, ha indubbie caratteristiche innovative, sia per quanto riguarda la tecnologia utilizzata, sia per il tentativo di ridurre l'impatto ambientale. Senza contare l'importanza per gli sviluppi dell'occupazione. Più difficile, invece, pensare a un'estensione dello strumento dell'inchiesta pubblica (utilizzata per Macchietta e, ancor prima, Cervaiole). Il perché lo spiega Nardini: «Facciamo un paragone con l'edilizia. L'inchiesta pubblica si applica a nuove coltivazioni, quello che potrebbe essere un "piano di lottizzazione". Ma è assai complicato pensare di utilizzarla per varianti a piani di coltivazione già approvati, quelli che per una casa sarebbero un semplice ampliamento».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
