La manifestazione
Furbetti in Comune, giusto colpirli
Matteo Tuccini
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L'"evasione" più gettonata? La spesa al supermercato. La più romantica? Una fuga di qualche ora al Molo. La più banale? Il caffè al bar, che poi non è neanche così scandaloso. A patto che non duri mezza giornata.
Sembra il segreto di Pulcinella, la storiella del dipendente pubblico che timbra il cartellino e poi esce per farsi i fatti propri. E la lettera del direttore generale del Comune Edoardo Rivola, che chiede ai suoi più attenzione sulla repressione del fenomeno, viene accolta dai sindacati come «una cosa normale e scontata». Poi, però, alla domanda se sia giusto o meno - in tempi di crisi economica e di tagli al personale - continuare a tollerare il vizietto di qualcuno, le risposte si fanno meno sicure. Perché i sindacati sono costretti ad ammettere che sì, i furbetti in municipio ci sono, e basta poco per metterli a nudo. E punirli. Anche con il licenziamento.
«Ci sono alcuni casi a Viareggio che sono stati posti sotto osservazione da tempo», afferma Marcello Massei, segretario provinciale della Cgil-Funzione pubblica. Quattro o cinque, secondo le voci. Provvedimenti? Zero, almeno secondo quanto sostengono i rappresentanti dei comunali. Che ribadiscono due questioni di principio: «Sono i dirigenti che devono controllare e reprimere il fenomeno. E comunque basta con questa pessima fama del Comune di Viareggio. Non è vero che i fannulloni prosperano».
«Cattiva reputazione». Già, perché in città si citano un sacco di posti dove alcuni, e sottolineiamo alcuni, dipendenti si rifugiano a lungo, anziché stare negli uffici a lavorare. «Quelli che si comportano così sono pochi - sostengono Massei (Cgil) e Egisto Passaglia del sindacato autonomo Fadel - si tratta di casi isolati». Per Passaglia, addirittura, «i nostri dipendenti comunali risultano dalle statistiche aggiornate i più preparati nei loro compiti». Resta il fatto che se, come dice Massimo Petrucci della Cisl-Fp «questa diceria su Viareggio c'è sempre stata» a conti fatti non si è fatto mai nulla o quasi nulla per combatterla. E questo è un compito preciso di chi guida gli uffici.
«Colpa dei dirigenti». È sui dirigenti, infatti, che si concentra l'attenzione dei sindacati. «In ogni luogo di lavoro - dicono Massei e Petrucci - esiste un responsabile. Se l'attività rallenta o i risultati sono scarsi, è chiaro che lui sta lì apposta per risponderne. Allo stesso modo, deve rispondere di chi approfitta di ogni occasione per fare i propri comodi. Se non lo sa lui dov'è il dipendente con cui lavora ogni giorno, chi deve saperlo?». Gli strumenti, tra l'altro, ci sono: richiami ufficiali, segnalazioni. Ed esposti alla magistratura. Fino al licenziamento in tronco.
In effetti, la lettera del direttore generale Rivola aveva un preciso scopo: tirare le orecchie ai dirigenti, più che segnalare la cosa al sindaco. Eppure i sindacati non gli fanno l'applauso. «Non capisco perché sia uscita fuori in questo momento - afferma Massei - evidentemente qualcuno ne aveva convenienza. E poi è bene che ci si domandi se abbia senso fare un richiamo del genere, dopo aver limitato l'accesso agli uffici, che è una forma di controllo dei cittadini, per questioni di sicurezza».
«L'intervento del direttore generale - rincara la dose Passaglia - evidentemente è scaturito da qualche segnalazione anonima senza anima e certamente non possiamo dargliene una colpa».
Petrucci, però, la vede in maniera un po' semplice: «Il dipendente pubblico deve dare il buon esempio. Io stesso lavoro per un'amministrazione e sapere di questi comportamenti mi dà fastidio. Perciò sono convinto che chi sbaglia deve pagare».
Sembra il segreto di Pulcinella, la storiella del dipendente pubblico che timbra il cartellino e poi esce per farsi i fatti propri. E la lettera del direttore generale del Comune Edoardo Rivola, che chiede ai suoi più attenzione sulla repressione del fenomeno, viene accolta dai sindacati come «una cosa normale e scontata». Poi, però, alla domanda se sia giusto o meno - in tempi di crisi economica e di tagli al personale - continuare a tollerare il vizietto di qualcuno, le risposte si fanno meno sicure. Perché i sindacati sono costretti ad ammettere che sì, i furbetti in municipio ci sono, e basta poco per metterli a nudo. E punirli. Anche con il licenziamento.
«Ci sono alcuni casi a Viareggio che sono stati posti sotto osservazione da tempo», afferma Marcello Massei, segretario provinciale della Cgil-Funzione pubblica. Quattro o cinque, secondo le voci. Provvedimenti? Zero, almeno secondo quanto sostengono i rappresentanti dei comunali. Che ribadiscono due questioni di principio: «Sono i dirigenti che devono controllare e reprimere il fenomeno. E comunque basta con questa pessima fama del Comune di Viareggio. Non è vero che i fannulloni prosperano».
«Cattiva reputazione». Già, perché in città si citano un sacco di posti dove alcuni, e sottolineiamo alcuni, dipendenti si rifugiano a lungo, anziché stare negli uffici a lavorare. «Quelli che si comportano così sono pochi - sostengono Massei (Cgil) e Egisto Passaglia del sindacato autonomo Fadel - si tratta di casi isolati». Per Passaglia, addirittura, «i nostri dipendenti comunali risultano dalle statistiche aggiornate i più preparati nei loro compiti». Resta il fatto che se, come dice Massimo Petrucci della Cisl-Fp «questa diceria su Viareggio c'è sempre stata» a conti fatti non si è fatto mai nulla o quasi nulla per combatterla. E questo è un compito preciso di chi guida gli uffici.
«Colpa dei dirigenti». È sui dirigenti, infatti, che si concentra l'attenzione dei sindacati. «In ogni luogo di lavoro - dicono Massei e Petrucci - esiste un responsabile. Se l'attività rallenta o i risultati sono scarsi, è chiaro che lui sta lì apposta per risponderne. Allo stesso modo, deve rispondere di chi approfitta di ogni occasione per fare i propri comodi. Se non lo sa lui dov'è il dipendente con cui lavora ogni giorno, chi deve saperlo?». Gli strumenti, tra l'altro, ci sono: richiami ufficiali, segnalazioni. Ed esposti alla magistratura. Fino al licenziamento in tronco.
In effetti, la lettera del direttore generale Rivola aveva un preciso scopo: tirare le orecchie ai dirigenti, più che segnalare la cosa al sindaco. Eppure i sindacati non gli fanno l'applauso. «Non capisco perché sia uscita fuori in questo momento - afferma Massei - evidentemente qualcuno ne aveva convenienza. E poi è bene che ci si domandi se abbia senso fare un richiamo del genere, dopo aver limitato l'accesso agli uffici, che è una forma di controllo dei cittadini, per questioni di sicurezza».
«L'intervento del direttore generale - rincara la dose Passaglia - evidentemente è scaturito da qualche segnalazione anonima senza anima e certamente non possiamo dargliene una colpa».
Petrucci, però, la vede in maniera un po' semplice: «Il dipendente pubblico deve dare il buon esempio. Io stesso lavoro per un'amministrazione e sapere di questi comportamenti mi dà fastidio. Perciò sono convinto che chi sbaglia deve pagare».
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