Italia
«Garanzie per lavoratori e ambiente»
Luca Cinotti
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MARMO. Le cave sulla vetta dellAltissimo Antonioli (Cgil) mette in guardia sui rischi del maxitunnel sotto l'Altissimo
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SERAVEZZA. Garanzie. È la parola chiave delle richieste che arrivano, da più parti, all'Henraux per il progetto di escavazione con un tunnel sotto il Monte Altissimo. Garanzie per l'ambiente, ma anche per i lavoratori. A farsene interprete è Andrea Antonioli, leader della "Cgil che vogliamo" ed esponente torico del sindacato del lapideo. «Dobbiamo essere chiari - spiega Antonioli - Con questo progetto non si potrà più parlare di cava, ma di miniera. Finora le coltivazioni in gallerie seguivano il filone ed erano, comunque, più limitate. Ora, si andrà in profondità nel monte. Con tutti i problemi che questo può comportare». Problemi ambientali, a partire dal rischio di intercettare e modificare i corsi d'acqua sotterranei, con esiti imprevedibili (esempio, negativo, è quello di lavori per l'Alta velocità in Mugello). Ma soprattutto (dal punto di vista del sindacato) problemi per la sicurezza dei lavoratori. «Le condizioni saranno di sicuro peggiori e serviranno nuove tecnologie», spiega Antonioli. Perché, come si dice nel mondo del marmo, la cava è brutta, ma la galleria è peggio. Perché sotto terra è presente il rischio dei crolli, perché lavorare 8 ore alla luce artificiale e con l'aria forzata delle pompe non è uno scherzo. «Dobbiamo poi chiederci - prosegue Antonioli - cosa significhi questo progetto rispetto al settore del marmo. Chiediamoci: il problema è estrarre più marmo, oppure utilizzare meglio quello che viene estratto?». Messa così, ovviamente, la domanda è retorica: da tempo i sindacati spingono perché venga incentivata la filiera ad alto valore aggiunto rispetto alla vendita di blocchi e semilavorati. E se èì vero che il marmo del quale si va acaccia nelle viscere dell'Altissimo è lo statuario, uno dei più pregiati, ciò non toglie che l'accento debba cadere - secondo Antonioli - su cosa accade negli stabilimenti e nei laboratori artigiani della piana. «Intendiamoci - precisa il sindacalista - questo non è certo un problema che riguarda solo la Henraux. Anzi, quest'azienda è stata la prima a firmare un protocollo di intesa con impegni ben precisi». Il riferimento è, ovviamente, al documento sulle Cervaiole. Che, però, è rimasto l'unico del genere: «Questo - conclude Antonioli - è una carenza complessiva degli enti, delle associazioni d'impresa e anche del sindacato. E comunque, sulla questione del tunnel dell'Altissimo servirebbe maggiore trasparenza e pubblicità. Perché, a conti fatti, i rischi sono molto maggiori, rispetto ad un fatto comunque simbolico, come fu il taglio dello zucco alle Cervaiole».
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