Il Tirreno

Versilia

LA LETTERA

CARO MANCINI, SANT'ANNA NON E' UNA "COSA VOSTRA"

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Gentile signor Mancini, come ho già avuto modo di dire ad altri, non rispondo alle provocazioni - vedi la sua inopportuna battuta sulle "toghe rosse". Però sulle sue accuse di scarsa conoscenza della storia, eccola servito.  Dopo i fatti del 31 luglio 1944 - che lei ben conoscerà - i signori Pietro e Palmira Lazzeri, rispettivamente babbo e mamma di Don Innocenzo Lazzeri parroco di Farnocchia, spaventati come tutti per quello che stava succedendo, accompagnati dal figlio Luigi raggiunsero Innocenzo a Farnocchia per poi dirigersi in tutta fretta verso La Culla, mentre il figlio Luigi tornava a Pontestazzemase. Dopo tre giorni passati alla Culla si spostarono a Sant'Anna fino ad arrivare al giorno 11 agosto, dove i due genitori, che nel frattempo avevano saputo quello che era successo a Farnocchia l'8 agosto, con una parte del paese dato alle fiamme compresa la canonica, consci del pericolo, supplicarono invano "Nocè" di ritornare con loro a casa a Pontestazzemese, la risposta fu quella che ormai tutti conoscono: «Devo rimanere qui accanto alla mia gente».  Voglio ricordare che don Innocenzo non era il parroco di Sant'Anna, ma di Farnocchia - in realtà lui conosceva bene la situazione, in quanto informato dalle persone del luogo, e dal fratello Luigi e sapeva bene che i partigiani se ne stavano andando dalla Foce di Compito e dal monte Gabberi per spostarsi verso il Camaiorese, e questo avvenne definitivamente la notte tra l'11 e il 12 agosto, infatti la mattina alle 6,30 non c'era più ombra di loro.  Sarebbe cambiato qualcosa se i partigiani avessero mantenuto la parola data anche attraverso manifesti scritti e attaccati in paese e letti da più e più persone, restando vicini agli abitanti di Sant'anna? Questo nessuno potrà mai dirlo, ma questa è la realtà dei fatti, altro che superficialità culturale.  Perciò, signor Mancini, anche questa è storia, di cui non si vuole tenere conto per gli interrogativi che pone e che forse non entrerà mai in nessun capitolo d'inchiesta.  Per quanto riguarda, invece, il mio modo di pensare, debbo rammentarle che la mia famiglia, nonostante sia stata onorata fin dal 1959 con la medaglia d'oro al valore civile, ha sempre mantenuto sulla strage di Sant'Anna di Stazzema un rispettoso silenzio, nel più completo e invisibile anonimato.  Tutto quanto sopra dovrebbe farla riflettere, insieme ad altri, ma vista la scomposta reazione di questi giorni nutro forti dubbi, considerato anche che ormai siete lanciati nell'arrogarvi Sant'Anna come "cosa vostra" e guai a chi osa contraddirvi.  Se questo è il messaggio di pace che vorreste lanciare in giro per il mondo? Giuseppe Poli è coordinatore Pdl Stazzema e pronipote di Don Lazzeri

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