Il Tirreno

Versilia

«Dimessa a 5 giorni da un'ischemia»

Donatella Francesconi
La via Sarzanese dove è avvenuto il drammatico incidente
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La via Sarzanese dove è avvenuto il drammatico incidente

La storia di Margherita Bresciani, gravissima dopo essere stata investita

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 CAPEZZANO. Storie di ordinaria sanità, quelle del braccio di ferro parenti-ospedale quando il ricovero lampo che fa risparmiare l'Azienda manda a casa pazienti ancora in gravi condizioni. Le cui cure finiscono per gravitare per intero sulle famiglie e sulle vite delle stesse. È la storia di Margherita Bresciani, 81 anni, investita il 23 agosto sulla Sarzanese, all'altezza del panificio Favarato. Per lei, da quel giorno, non c'è più pace. Ma solo un lungo calvario ospedaliero che oggi la vede ricoverata al Versilia per una grave ischemia. «Mi hanno telefonato dall'ospedale di prima mattina - racconta la figlia, Sonia Da Prato - per informarmi che dopo appena cinque giorni di degenza l'avrebbero dimessa. Il giorno stesso».  L'alternativa possibile - continua da Prato - «sarebbe stata, così mi è stato spiegato, un ricovero alle Barbantine, ma per non più di dieci giorni. Dopo, avrei dovuto provvedere io con la spesa totalmente a mio carico. Quasi 250 euro al giorno».  La madre - prosegue la testimonianza di Sonia - «ha appena ripreso a pronunciare qualche parola e apre appena anche gli occhi. Ci sarà anche poco da fare, come dicono i medici, ma quel poco qualcuno dovrà pur assicurarglielo? Oppure va lasciata morire così?».  Dopo uno scontro duro con medici e Azienda sanitaria, Sonia Da Prato, ha ottenuto che il ricovero della madre sia prolungato di qualche giorno: «Almeno fino a quando non mi sarò organizzata per assisterla a casa». Dove è necessario un letto speciale e dove dovrà recarsi il servizio di assistenza domiciliare dell'Asl: «Un'ora al mattino e una la sera - prosegue la testimonianza - e solo per dieci giorni. Poi, mi è stato detto, dovrò arrangiarmi a mie spese, facendo riferimento ad una struttura privata. Questo il trattamento riservato a chi ha passato una vita a lavorare e pagare tutto il dovuto! E nel momento del bisogno si ritrova scaricato dalla sanità pubblica. È una vergogna...».  Questo il trattamento - c'è da aggiungere - riservato ad una vittima della strada, travolta da un furgone mentre attraversava in un giorno di fine estate, costretta a mesi di ospedale e a numerosi interventi per le le fratture riportate: «Compresa quella della scatala cranica - continua la figlia - con la quale è stata rimandata a casa dall'ospedale Versilia che l'aveva accertata. Il risultato è stato l'insorgere di un ematoma cerebrale per il quale mia madre è stata operata d'urgenza in neurochirurgia a Pisa ai primi di ottobre».  È inaudito - questa la decisa protesta della famiglia di Margherita Bresciani - «che l'ospedale Versilia non sia in grado di assicurare tutte le cure necessarie a casi come questi, compreso quel minimo di riabilitazione possibile e dovuta in nome della qualità della vita da assicurare a chi è colpito da queste malattie». Perché di riabilitazione - sottolinea Da Prato - «non ho mai sentito parlare, anche se ho chiesto espressamente che mia madre venisse trasferita nel reparto specializzato nello stesso ospedale Versilia. Ho domandato anche se questo tipo di intervento sia possibile nella struttura delle Barbantini e mi è stato risposto di no. Insomma, sembra proprio che non resti altro da fare che vederla spegnersi così...È inaccettabile. Soprattutto pensando a quello che le è accaduto...So che è una situazione comune a molti pazienti e famiglie, ed è per questo che ho voluto renderla pubblica».

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