Il Tirreno

Versilia

Uccisa dalla stretta intorno al collo

Matteo Tuccini
<strong>LUNGO ESAME.</strong> Il medico legale Stefano Pierotti (a sinistra) esce dall’obitorio. Sullo sfondo i parenti di Rajmonda
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LUNGO ESAME. Il medico legale Stefano Pierotti (a sinistra) esce dall’obitorio. Sullo sfondo i parenti di Rajmonda

Sei ore di esame sul corpo, poi il verdetto. Che sembra inchiodare Francesco Quinci

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MASSAROSA. Rajmonda Zefi, 30 anni, madre di due bambini, è stata uccisa. Mani forti le avrebbero stretto il collo, fino a farla soffocare. In gergo tecnico si chiamano "manovre costrittive", ma la sostanza resta quella: il decesso sarebbe avvenuto la mattina del 31 dicembre in seguito ad asfissia e a una successiva ischemia, provocate appunto da una stretta al collo. La caduta dalle scale, ammesso che ci sia stata, avrebbe causato "solo" delle ferite alla testa.  L'autopsia sul corpo di Rajmonda, eseguita ieri dal medico legale Stefano Pierotti su incarico della Procura, sembra inchiodare il marito di Rajmonda, Francesco Quinci, 36 anni. L'uomo ha sempre negato di aver assassinato la moglie. Ha più volte ribadito che c'è stato sì un alterco quella mattina, ma voleva solo chiarire alcune cose con lei, non farle male. E ha sempre sostenuto che la morte della donna è avvenuta in seguito a una caduta. Ora, però, i primi risultati dell'esame sul cadavere sembrano restringere il margine di manovra della difesa. Che a questo punto valuterà la strategia della seminfermità mentale, come peraltro già anticipato prima che i risultati dell'esame fossero noti. Un esame di 6 ore. Il referto del dottor Pierotti è stato compilato al termine di una giornata assai lunga. L'esame autoptico è iniziato alle 14, alla presenza dei periti nominati dalle parti: il dottor Alessandro Grazzini, consulente della famiglia Quinci, e il dottor Sergio Puntoni per la famiglia Zefi. Due medici noti, entrambi dipendenti dell'Asl 12 Versilia: Grazzini è direttore del reparto di medicina legale dell'ospedale.  L'operazione, infatti, doveva essere minuziosa, data la delicatezza del caso e la necessità di evitare - se possibile - una guerra di perizie come avviene in molti casi.  Dopo 6 ore di analisi, il dottor Pierotti ha comunicato al pubblico ministero Sara Polino - titolare dell'inchiesta - un quadro che, a suo giudizio, conferma le tesi dell'accusa. I "segni sul collo" di cui hanno parlato gli inquirenti sin dal ritrovamento del cadavere di Rajmonda, avvenuto sabato mattina nei boschi dello Stazzemese, ci sono. Si tratta - secondo Pierotti - di lesioni che rimandano a manovre costrittive, in poche parole si pensa che la morte sia dovuta ad asfissia causata da una presa con le mani al collo. Per quanto riguarda le ferite presenti sul corpo, pare che siano localizzate soprattutto nella zona della testa. Per capire se siano dovute a una caduta dalle scale, oggi il dottor Pierotti si recherà nella casa di via Matteotti a Stiava dove è avvenuta la morte della donna. Il medico studierà la conformazione della scalinata per capire dove eventualmente si possano essere verificati gli impatti che hanno danneggiato il corpo. Non è escluso, inoltre, che parte delle ferite siano addebitabili alla caduta nel dirupo, dove Rajmonda è stata gettata da Quinci dopo un viaggio da Stiava fino al Colle degli Scopeti. «Sarà sepolta qui». Gli amici di Rajmonda insistono nel voler smentire il ritratto di una ragazza troppo attaccata al mondo della discoteca. «Non è vero - dicono - che frequentasse locali da ballo. Avrebbe iniziato a lavorare con un gruppo di amici per questo tipo di cose, ma gli è stato impedito perché è stata uccisa. E comunque lei e gli Zefi resteranno in Italia, vivono qui dal 1990 e si sentono italiani».

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