La protesta
Rajmonda voleva la separazione
Donatella Francesconi
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Rajmonda Zefi, 30 anni; Francesco Zefi, 36 anni; i Ris nella casa di Stiava; il recupero della salma a StazzemaIl marito aveva già ricevuto la lettera del legale della donna
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VIAREGGIO. Quel fascicolo, al Tribunale civile, ora gronda sangue. Quello di Rajmonda Zefi, uccisa pochi giorni dopo che la richiesta di separazione dal marito era stata depositata in Cancelleria. Come conferma l'avvocato della famiglia Zefi, Riccardo Carloni. La separazione. Carloni non aggiunge altro: «Le carte che ha in mano il collega che si è occupato della separazione - si limita a dire - a questo punto sono fondamentali». Per confermare una situazione che via via si fa sempre più chiara: parenti e amici di Rajmonda hanno raccontato a Carloni che la giovane donna era spaventata dal marito. Al punto - è indicativo - da aver nascosto tutti i coltelli presenti in casa. Oggetti che possono far male ad altri, ma anche a chi decide di impugnarli per usi diversi da quelli cui sono destinati. Certo è che Francesco Quinci non poteva non sapere che il rapporto con la donna che aveva sposato otto anni fa, dopo averla incontrata in discoteca grazie ad amici, era arrivato al capolinea. Insomma, qualsiasi siano state le ultime parole di Rajmonda quella mattina dell'ultimo giorno del 2010, prima di finire in quel dirupo dello Stazzemese come un oggetto rotto, non c'era niente - questo il quadro che si profila - di cui il marito già non fosse al corrente. Perché «l'avvocato che Rajomoda aveva scelto per la separazione - sono le parole di Riccardo Carloni - aveva già scritto a Quinci». Una volta trascorse le festività, dunque, l'iter della separazione sarebbe inevitabilmente "rotolato", con i tempi necessari, verso la prima udienza. Che avrebbe visto definitivamente contrapposti i due coniugi ed i rispettivi avvocati. Inutile bugia. Tanti gli aspetti della vicenda che ora, alla luce del risultato dell'autopsia, il collegio della famiglia Zefi (Caloni, appunto, con l'avvocato Enrico Marzaduri) vuole esaminare. Ci sono elementi che non quadrano - trapela - e una serie di particolari «tutti da capire». Compresa la ricostruzione dei movimenti di Francesco Quinci, e relativa tempistica: dalla lite con la moglie in poi, fino al Capodanno in compagnia di amici e al pranzo con i suoceri il giorno dopo. Preoccupato perché la moglie non dava notizie. Fondamentali saranno le ricostruzioni degli amici di Rajmonda e dei fratelli che i due legali ascolteranno quanto prima. Per quanto riguarda, invece, la terribile fine della giovane madre, Riccardo Carloni, al termine di una giornata estenuante, quasi mormora: «È tutto tragicamente chiarissmo». Al punto che la tesi della caduta accidentale dalla scale, quella sostenuta da Francesco Quinici e dai suoi difensori, appare come «un'inutile, brutta bugia». I bambini. Quanto emerso ieri dal tavolo autoptico (strangolata e pestata a sangue, secondo il perito della famiglia Zefi) rompe con un colpo secco il fragile equilibrio tra le due famiglie. Unite dai piccoli di otto e tre anni, da proteggere e accompagnare nella crescita segnata da tanto strazio. Nei prossimi giorni saranno presentate, al Tribunale dei minori, le istanze di affidamento dei due bambini. Inevitabile la situazione per cui ciascuno dei due nuclei familiari chiederà di poter tenere con sè i figli di Rajmonda (entrambi i bambini parlano anche l'albanese) e Francesco. Inevitabilmente contrapposti, nel processo come parti lese, alla famiglia del padre. Un aspetto, questo, del quale i giudici del Tribunale dei minori non potranno non tenere conto.
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