Il Tirreno

Versilia

È guardato a vista, si teme possa compiere atti di autolesionismo

Lui non si dà pace in carcere «Non sono un assassino»

M.T.
Lui non si dà pace in carcere «Non sono un assassino»

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 MASSAROSA. «Non sono un assassino, volevo solo parlarle. Le volevo bene». Francesco Antonio Quinci (nella foto in basso) continua a ripetere questa frase, intervallandola con delle lacrime. Rammenta la moglie e i figli, anche se lo sguardo sembra assente. Questa tragedia è più grande di lui. E ora la sua posizione si è fatta pesante.  Resta in carcere. Ieri mattina il gip del tribunale di Lucca Marcella Spada Ricci ha confermato l'arresto in carcere di Quinci, accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere per la morte di Rajmonda Zefi, il cui corpo è stato recuperato sabato mattina in località Colle degli Scopeti.  Nell'interrogatorio di garanzia l'uomo è apparso piuttosto confuso. Tuttavia, rispondendo alle accuse, ha ribadito la sua versione, quella della caduta dalle scale, aggiungendo che i segni intorno al collo della moglie - confermati dall'autopsia - sarebbero dovuti al fatto che lui l'ha trascinata per poi caricarla sull'auto.  Quinci ha anche aggiunto che il litigio era scaturito dopo una telefonata che Rajmonda aveva ricevuto da un amico, in seguito alla quale aveva detto che non sarebbe rientrata a casa la sera.  Inoltre, nell'interrogatorio è emerso un episodio che risalirebbe al 1º settembre scorso.  «La moglie - spiega il legale Carlo Alberto Antongiovanni - gli aveva detto di avere un grave problema di salute e lui, che le era affezionato, aveva accusato dei malori. In pratica aveva avuto un attacco di panico ed era svenuto. A quel punto era stato accompagnato al pronto soccorso dell'ospedale Versilia, dove è rimasto mezza giornata prima di tornare a casa».  La strategia della difesa. Dopo l'interrogatorio di ieri mattina Quinci è tornato nel carcere di San Giorgio. Si trova in una cella con altri tre detenuti e gli agenti di custodia lo controllano a vista, poiché temono gesti di autolesionismo.  Stamani i suoi avvocati - Antongiovanni e Giorgio Nicoletti - si incontreranno con il loro consulente tecnico per l'autopsia, il dottor Alessandro Grazzini, per studiare il risultato della prima analisi sul cadavere.  Da quanto però si è potuto apprendere l'esame di Grazzini concorda in buona sostanza con quanto riferito dal medico legale Stefano Pierotti. «Questa è la prima ricostruzione - affermano gli avvocati - bisognerà vedere gli ulteriori esami». Resta il fatto che la strategia difensiva diventa un po' più complicata: rimane aperta l'ipotesi di una richiesta di seminfermità mentale, visti i precedenti sanitari di Quinci. R.L.-

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