Il Tirreno

Versilia

«Non infangate Rajmonda»

Donatella Francesconi
<b>I GIORNI DEL DOLORE.</b> Da sinistra Francesco Quinci davanti all&#146;abitazione di Stiava con i carabinieri del Ris; i volontari nel bosco recuperano il corpo di Rajmonda Zefi; una bella foto della giovane madre di origine albanese trovata morta
◗
I GIORNI DEL DOLORE. Da sinistra Francesco Quinci davanti all’abitazione di Stiava con i carabinieri del Ris; i volontari nel bosco recuperano il corpo di Rajmonda Zefi; una bella foto della giovane madre di origine albanese trovata morta

L'appello degli inquirenti. Nella vita della ragazza né precedenti né giri strani

2 MINUTI DI LETTURA





 VIAREGGIO. Nessun precedente, né frequentazioni "ambigue" e nessuna segnalazione di maltrattamenti nei confronti dei figli. Di Rajmonda Zefi, in questi giorni, si è detto e sentito di tutto. Ma gli elementi raccolti dagli inquirenti parlano chiaro.  E raccontano di una ragazza che aveva a riferimento il mondo dei locali, che organizzava eventi, o voleva farlo, ma niente di illegale e tutto alla luce del sole. Nessun giro strano, niente spettacoli equivoci, e neppure frequentazioni in ambienti non sani, come invece le rimproverava il marito. Il quale non accettava - emerge dall'inchiesta - che Rajmonda frequentasse il giro di amici, albanesi e rumeni, che da qualche tempo organizza nei locali della Versilia feste per i tanti connazionali residenti in zona.  Amici nella cui attività Rajmonda aveva intravisto la possibilità di un lavoro, in vista della separazione, prossima, da Francesco Quinci, sposato otto anni fa, padre dei suoi due figli.  Nette le posizioni degli amici della coppia, di fronte agli inquirenti. Quelli di lui, come si legge nei blog cittadini (protetti dall'anonimato), parlano di «vessazioni» da parte di Rajmonda nei confronti del marito. Quelli di lei raccontano, invece, di un matrimonio che non stava più in piedi ma anche di una donna spaventata dai comportamenti del marito. Fino a sospettare di lui per le gomme dell'auto ritrovare squarciate: un gesto che, ricostruito il contesto, gli stessi inquirenti ritengono «verosimile» attribuire al marmista del Varignano trasferitosi a Stiava quando aveva messo su famiglia.  Rajmonda, è il quadro che emerge con forza, era preoccupata ed infelice. Il suo mondo di giovane donna che amava la compagnia, la musica, ballare era da tempo entrato in rotta di collisione con quello di Francesco (da tutti conosciuto per il secondo nome, Antonio). Che, quasi ossessionato dal rapporto che andava a finire, a Rajmonda chiedeva di essere esclusivamente moglie e madre. A mediare tra i due, le famiglie di origine, con il naturale desiderio che la coppia restasse insieme per il bene dei due bambini. Desiderio impossibile da realizzare, visto lo stato dei rapporti tra marito e moglie. Che proprio sui bambini spesso si scontravano. Come conferma la telefonata fatta ai carabinieri intorno alle 12 del 31 dicembre: Francesco segnala che la moglie non dà notizie dalle 9 del mattino, quando - dice - è uscita con un amica. Poi insiste con l'interlocutore spiegando che vuole andare a riprendere la bambina, affidata da Rajmonda ad una giovane rumena, la sua migliore amica. Ma a mezzogiorno non c'erano elementi - hanno spiegato i militari all'uomo - per dichiarare scomparso chi non dava notizie da poche ore senza aver riscontri che potesse trovarsi in una situazione di pericolo. E la telefonata è finita lì.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze